
“La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia”, ma “non dobbiamo rassegnarci né pensare che siano derive inevitabili”. È il monito lanciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della cerimonia al Quirinale per la consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica italiana, istituite il 3 marzo di 75 anni fa.
Sono stati 31 i cittadini insigniti per atti di eroismo e impegno civile, protagonisti di storie che, ha sottolineato il Capo dello Stato, rappresentano un esempio concreto di responsabilità e solidarietà.
No ai muri della paura e dell’indifferenza
“In questo nostro tempo – ha ammonito Mattarella – è necessario rifuggire, abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento”.
Il Presidente ha richiamato l’importanza della dimensione comunitaria: “Si vive in una comunità, non in un insieme anonimo di individui che si ignorano a vicenda”.
Secondo il Capo dello Stato, a tutti i livelli – dalla vita quotidiana fino alla dimensione internazionale – si confrontano due visioni opposte: da una parte quella di chi persegue solo i propri interessi imponendosi sugli altri, dall’altra quella di chi sceglie di condividere difficoltà e opportunità per conseguire risultati comuni.
Da qui l’invito a non cedere al fatalismo. “Non dobbiamo rassegnarci né pensare che siano derive inevitabili. Occorre avere fiducia”, ha affermato, ricordando come la premura per gli altri e il senso di comunità siano più forti delle circostanze negative. “L’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza”.
Le onorificenze al merito della Repubblica, storie di coraggio e speranza
Mattarella ha poi richiamato il valore simbolico delle onorificenze consegnate, definite come “storie di coraggio civile, di superamento delle difficoltà, della capacità e della forza d’animo di affrontare eventi imprevisti, talvolta sconvolgenti, ed esserne più forti”.
Sono vicende che trasformano il dolore in sostegno verso chi ha bisogno e che, in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni, diventano un messaggio di fiducia e speranza.
La solidarietà rafforza le istituzioni
In chiusura, il Presidente ha sottolineato il legame tra solidarietà e tenuta democratica. “I gesti, i comportamenti di solidarietà, la scelta di non ignorare le esigenze degli altri fanno crescere la vita della società, rendono anche più forti le istituzioni”.
Un richiamo alla responsabilità individuale come fondamento della coesione collettiva: persone che non restano chiuse nel proprio io, ma che si assumono quella responsabilità civica che le istituzioni stesse reclamano.


