
Il conflitto con l’Iran potrebbe avere conseguenze pesantissime sul mercato globale dell’energia. Se la crisi dovesse prolungarsi, i principali produttori del Golfo potrebbero sospendere le esportazioni nel giro di poche settimane, con il rischio di un balzo del prezzo del petrolio fino a circa 150 dollari al barile.
È lo scenario delineato dal ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, in un’intervista al Financial Times, in cui ha avvertito che la prosecuzione delle tensioni potrebbe innescare una grave crisi energetica e industriale a livello globale.
Il rischio stop alle esportazioni dal Golfo
Secondo al-Kaabi, i produttori della regione potrebbero presto essere costretti a ricorrere alla clausola di forza maggiore, uno strumento contrattuale che consente di sospendere le consegne quando eventi straordinari rendono impossibile rispettare gli impegni commerciali.
Il ministro ha spiegato che diversi esportatori del Golfo potrebbero arrivare a questa decisione nel giro di pochi giorni se il conflitto dovesse continuare.
“Prevediamo che tutti coloro che non hanno invocato le circostanze di forza maggiore lo faranno nei prossimi giorni, se la situazione dovesse continuare. Tutti gli esportatori della regione del Golfo dovranno invocare questa clausola e quindi fermare le vendite”, ha dichiarato al-Kaabi.
Una simile eventualità avrebbe effetti immediati sui mercati energetici internazionali, dove i Paesi del Golfo rappresentano una quota fondamentale delle esportazioni di petrolio e gas.
Qatar: fermata la produzione di GNL
Nel frattempo Doha ha già preso una decisione significativa. Nei giorni scorsi il Qatar ha interrotto la produzione di gas naturale liquefatto (GNL), che rappresenta circa il 20% dell’offerta globale.
Il GNL qatariota svolge un ruolo cruciale nel bilanciamento della domanda energetica internazionale, in particolare per i mercati asiatici, grandi importatori di gas, e per l’Europa, che negli ultimi anni ha aumentato la dipendenza dal GNL per compensare la riduzione delle forniture russe.
Una riduzione prolungata dell’offerta potrebbe quindi creare forti tensioni sui prezzi del gas e dell’elettricità.
Impatto sull’economia globale
Al-Kaabi ha avvertito che un conflitto prolungato rischierebbe di avere ripercussioni dirette sull’economia mondiale. L’aumento dei costi dell’energia potrebbe rallentare la crescita del PIL globale e generare difficoltà nella produzione industriale.
Secondo il ministro, l’effetto potrebbe tradursi in una reazione a catena nelle catene di approvvigionamento. “Se questa guerra dovesse continuare per qualche settimana, la crescita del PIL in tutto il mondo ne risentirà”, ha spiegato. “Il prezzo dell’energia aumenterà per tutti. Ci saranno carenze di alcuni prodotti e si verificherà una reazione a catena di fabbriche che non saranno in grado di rifornire”.
Anche con la fine della guerra il ritorno alla normalità richiederà tempo
Il ministro dell’Energia del Qatar ha inoltre sottolineato che, anche nel caso di una rapida conclusione del conflitto, il ritorno alla piena operatività delle esportazioni non sarebbe immediato.
Secondo al-Kaabi, il Qatar potrebbe impiegare “settimane o mesi” prima di tornare a livelli regolari di esportazione di energia.
Un fattore che evidenzia quanto il sistema energetico globale resti fortemente vulnerabile alle crisi geopolitiche nella regione del Golfo, da cui dipende una parte significativa dell’approvvigionamento mondiale di petrolio e gas.


