
Un annuncio improvviso, poche righe e un vuoto che si fa sentire subito: il mondo dello spettacolo piange Stephen Hibbert, scrittore e attore morto a 68 anni. Secondo quanto riportato dal sito di gossip TMZ, l’uomo si è spento lunedì a Denver dopo essere stato colpito da un infarto, come confermato dalla famiglia.
La notizia ha colpito fan e addetti ai lavori soprattutto per quel volto legato a una delle apparizioni più strane e memorabili del cinema anni Novanta: una manciata di minuti diventati, col tempo, un piccolo mito pop.
Il messaggio dei figli e l’annuncio ufficiale
A rendere pubblica la scomparsa sono stati i figli Ronnie, Rosalind e Greg, con un messaggio che racchiude lo shock di questi momenti e l’affetto di una famiglia. “Nostro padre, Stephen Hibbert, è mancato improvvisamente questa settimana. La sua vita è stata piena di amore e dedizione per l’arte e la famiglia. Mancherà moltissimo a molti”.
Parole brevi ma nette, che riportano al centro ciò che spesso resta dietro le quinte: una vita fatta di lavoro creativo, di set, di scrittura e di legami personali costruiti nel tempo.

Spettacolo in lutto: “È morto improvvisamente”
Nato a Fleetwood, nel Regno Unito, Hibbert aveva iniziato il suo percorso come sceneggiatore televisivo negli anni Ottanta. Tra le esperienze più citate c’è il passaggio al Late Night con David Letterman, un trampolino che gli aveva aperto le porte dell’ambiente televisivo americano.
Negli anni Novanta aveva poi firmato la scrittura di diversi programmi animati per bambini e collaborato a show come MADtv e Boy Meets World. Tra i lavori come autore viene ricordata anche la sceneggiatura della commedia del 1994 It’s Pat: The Movie, con protagonista Julia Sweeney. Ma per il grande pubblico il suo nome resta legato soprattutto a un ruolo minuscolo e potentissimo, diventato cult.

Il ruolo cult in Pulp Fiction e perché non si dimentica
Il suo ruolo più famoso resta quello in Pulp Fiction di Quentin Tarantino, dove interpretò il misterioso Gimp. In una delle sequenze più disturbanti e ricordate del film, il personaggio emerge dal seminterrato di un banco dei pegni quando i due antagonisti fanno uscire lo zoppo.
Hibbert, vestito con una tuta bondage di pelle aderente e borchiata, non pronuncia neppure una parola: ride, si muove in modo inquietante e tenta per un attimo di attirare l’attenzione dei suoi rapitori. La sua presenza dura pochi minuti, ma basta a fissarsi nella memoria degli spettatori. La scena si chiude quando il pugile Butch Coolidge, interpretato da Bruce Willis, lo colpisce con un pugno mandandolo al tappeto e mettendolo completamente KO.
Come arrivò a Tarantino e il ricordo delle riprese
Negli anni, Hibbert aveva raccontato anche come era stato scelto per quella parte così insolita. All’inizio degli anni Novanta faceva parte del gruppo di improvvisazione The Groundlings, dove aveva conosciuto Tarantino, ospite abituale delle serate. In un’intervista rilasciata nel 2024 ad AARP aveva ricordato: “Era più o meno lo stesso allora come oggi: esilarante, infinitamente curioso e appassionato di cinema. Quentin, Julia ed io eravamo già amici di cinema e a volte anche collaboratori, così ci chiese di fare un provino per Pulp Fiction”.
Non solo provini e scene iconiche: l’attore aveva parlato anche dell’atmosfera sul set e del rapporto con le star del film, tra cui Willis, Ving Rhames e Peter Greene, che interpretava Zed ed è scomparso lo scorso anno. “Bruce è un ragazzo adorabile. A fine giornata invitava me, Duane Whitaker, Peter Greene e Ving Rhames a bere qualcosa nella sua roulotte elegante e all’avanguardia. Era davvero fantastico”.

Dietro la maschera: costume e provino raccontati da Hibbert
Hibbert aveva anche svelato dettagli curiosi sul costume e sull’audizione: sotto l’iconica tuta in pelle indossava infatti un piccolo costume, mentre durante il provino aveva improvvisato con Tarantino una dinamica tra padrone e schiavo. “Mi comandava in ufficio e io mi umiliavo. Mi sentivo come se mi fossi allenato per tutta la vita lavorativa per avere l’opportunità di fare un provino per un ruolo del genere”.
Un’ironia che, nel suo racconto, rende ancora più pop quel personaggio: un’apparizione breve, inquietante, impossibile da ignorare. Intanto restano il cordoglio e il ricordo di un professionista che ha attraversato televisione, scrittura e cinema, lasciando un segno riconoscibile anche con pochissime battute.


