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“Come Acutis”. Marco Gallo, il 17enne morto in un incidente stradale: aperta la causa di beatificazione

Pubblicato: 07/03/2026 18:58

La Chiesa cattolica ha avviato ufficialmente il percorso che potrebbe portare alla beatificazione di Marco Gallo, il ragazzo morto a soli 17 anni in un incidente stradale nel 2011. A quasi quindici anni dalla tragedia, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha aperto la fase diocesana della causa, primo passaggio del lungo iter che potrebbe condurre alla proclamazione di santo.

La decisione arriva in una data simbolica, il giorno in cui Marco avrebbe compiuto 32 anni. L’iniziativa nasce dal ricordo di una vita breve ma intensa, che secondo la Chiesa continua a lasciare un segno profondo in chi lo ha conosciuto. Il percorso segue lo stesso iter ecclesiastico intrapreso da Carlo Acutis, il giovane diventato negli ultimi anni una delle figure più note della santità contemporanea.

La vita di Marco Gallo tra fede, volontariato e amicizie

Marco Gallo era nato a Chiavari e aveva trascorso la sua crescita tra Arese, Lecco e Monza. La sua era la vita di un ragazzo come molti altri: amava lo sport, le escursioni in montagna e il tempo passato con gli amici. Allo stesso tempo, però, mostrava una forte sensibilità verso gli altri e un impegno costante nel volontariato.

Durante gli anni di scuola partecipava ad attività solidali, aiutando compagni in difficoltà e dedicando tempo agli anziani dell’istituto Don Orione di Seregno. Questo impegno quotidiano era accompagnato da una fede vissuta con convinzione personale, che lo portava a partecipare a Gioventù Studentesca, il movimento giovanile legato a Comunione e Liberazione.

La sua spiritualità non era soltanto un’abitudine familiare. Chi lo conosceva racconta di una scelta consapevole e di una ricerca continua di senso, vissuta attraverso gesti concreti di attenzione verso chi aveva più bisogno.

L’incidente e il ricordo che ha portato alla causa di beatificazione

La vita di Marco Gallo si è interrotta nel 2011, quando il giovane perse la vita in un incidente stradale a Sovico, nella provincia di Monza e Brianza. Una tragedia che ha segnato profondamente la comunità e tutte le persone che avevano condiviso con lui scuola, amicizie e attività di volontariato.

La notte precedente all’incidente il ragazzo aveva scritto sul muro della sua stanza una frase destinata a restare nel ricordo di molti: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Parole che, con il passare degli anni, sono diventate un simbolo della sua testimonianza di fede.

L’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha spiegato il senso dell’avvio della causa di beatificazione: «La morte di Marco è una tragedia, ma la sua vita è una provocazione». Secondo Delpini, l’esperienza del giovane dimostra che «un giovane può insegnarci la via della santità, non perché è morto presto, ma perché ha scelto di vivere la sua fede fino in fondo».

Il presule ha inoltre sottolineato che il percorso avviato dalla Chiesa non vuole limitarsi a celebrare una figura esemplare, ma offrire un modello di vita. «Celebriamo non la memoria di una persona ammirevole, esemplare e interessante per tanti aspetti, ma una proposta di vita con lo scopo di incoraggiare tutti noi alla santità», ha affermato.

La storia di Marco Gallo, dunque, non è soltanto il ricordo di una tragedia. Per la Chiesa rappresenta soprattutto l’esempio di una vita vissuta con intensità, fatta di fede, servizio e attenzione agli altri, capace ancora oggi di interrogare il mondo degli adulti e dei giovani.

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Ultimo Aggiornamento: 07/03/2026 19:01

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