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“L’ho colpito talmente forte che…”. Sassari, le frasi intercettate nel centro per minori disabili

Pubblicato: 09/03/2026 13:04

L’orrore si nascondeva tra le mura di una struttura che avrebbe dovuto offrire protezione e cura ai più fragili. L’ordinanza che ha portato, lo scorso 5 marzo, al sequestro di “Cometa”, la comunità per minori disabili situata all’interno del Rifugio Gesù Bambino di Sassari, restituisce un quadro di violenze sistematiche e cinismo sconcertante. Le indagini della Squadra Mobile, avviate nel 2024, hanno svelato un presunto regime di terrore documentato da telecamere nascoste e intercettazioni ambientali. Tra i passaggi più agghiaccianti del provvedimento spicca la confessione spavalda di un’operatrice ai colleghi: «Gli ho dato degli sculaccioni così forti che mi si è attivato il contapassi». Una frase pronunciata dopo aver colpito con violenza un bambino affetto da autismo grave che stava semplicemente giocando in cortile.

Misure cautelari e indagini della Squadra Mobile

Il Gip del Tribunale di Sassari, Giuseppe Grotteria, ha agito con fermezza disponendo la sospensione cautelare per quattro operatrici, mentre una quinta risulta indagata per abuso dei mezzi di correzione. Gli episodi contestati sono molteplici e brutali; in un’altra occasione, la stessa donna avrebbe colpito il medesimo bambino con una sberla in pieno volto, dritta sulla bocca. Mercoledì mattina le cinque operatrici indagate dovranno presentarsi davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia, chiamate a rispondere dell’accusa di aver instaurato un clima di sopraffazione fisica e psicologica, con l’aggravante della minorata difesa delle vittime.

Nonostante la gravità dei fatti, è emersa la necessità di fare una netta distinzione tra le diverse anime dell’istituto. I genitori dei bambini che frequentano l’asilo nido e la scuola d’infanzia del Rifugio Gesù Bambino hanno tenuto a precisare che «il nido e la scuola d’infanzia sono estranei a questa inchiesta», circoscrivendo lo scandalo esclusivamente agli spazi della comunità “Cometa”. In una nota carica di stima verso il personale scolastico, le famiglie hanno voluto «confermare fiducia e affetto per le nostre maestre ed educatrici», sottolineando come per loro siano ormai parte della famiglia e affinché «nessun equivoco possa danneggiare la loro reputazione». Resta ora alla magistratura il compito di accertare ogni singola responsabilità in questo abisso di crudeltà.

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