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Klaus Davi colpito a calci e pugni da ultras milanisti a San Siro

Pubblicato: 09/03/2026 17:45

Un grave episodio di violenza ha colpito il giornalista Klaus Davi, vittima di un’aggressione brutale nel pomeriggio di domenica in Piazza Axum, a Milano. Mentre si trovava sul posto per documentare il raduno del movimento “Banditi Curva Sud Milano”, in vista del derby serale, il cronista è stato circondato da una decina di ultras. Secondo quanto riferito dal suo legale, Eugenio Minniti, Davi è stato «accerchiato, immobilizzato e picchiato» con calci e un violento pugno alla tempia da parte di un aggressore, che ha tentato di sottrargli il cellulare per costringerlo a cancellare le riprese effettuate. Nonostante la ferocia del momento e l’indifferenza dei molti presenti, Davi ha mantenuto la lucidità necessaria per immortalare l’intera scena con un secondo dispositivo.

L’inchiesta sulle infiltrazioni criminali nelle curve

Da due anni Davi conduce un’inchiesta giornalistica capillare sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno delle curve milanesi. Il suo lavoro ha portato alla luce riunioni degli ultras e legami inquietanti, tra cui l’incontro con Berto Bellocco avvenuto in Calabria nel maggio 2025. Per questa attività di monitoraggio, il giornalista è stato sentito dalla Squadra Mobile di Milano ed è atteso a breve dalla Direzione Investigativa Antimafia. L’aggressività mostrata in Piazza Axum, teatro di una riunione ampiamente pubblicizzata sui social, solleva interrogativi urgenti sulla gestione dell’ordine pubblico.

«Milano non è Teheran, non ci possono essere zone franche delegate alla “sicurezza” degli Ultras», ha tuonato l’avvocato Minniti, ribadendo che il suo assistito non intende abbandonare il proprio lavoro di cronaca, nonostante le minacce subite fin dal giorno dell’omicidio di Antonio Bellocco. Il giornalista, attualmente sotto osservazione medica e cardiologica per precauzione, sporgerà formalmente denuncia contro ignoti nelle prossime ore. Questo vile atto intimidatorio, lungi dal fermare l’indagine, pone con forza la questione della legalità negli stadi italiani e della protezione dovuta a chi, con il proprio lavoro, sceglie di squarciare il velo di omertà che circonda le curve.

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