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Sarah Scazzi, l’investigatore Aldo Tarricone: “Vi rivelo l’altra verità sul caso”

Pubblicato: 10/03/2026 08:13

A distanza di anni da uno dei delitti più discussi della cronaca italiana, torna in libreria “L’altra verità sul caso Sarah Scazzi”, la riedizione del volume firmato dall’investigatore privato Aldo Tarricone. Il libro riapre interrogativi sul tragico episodio avvenuto ad Avetrana, un caso che la giustizia ha definito come omicidio, ma che secondo l’autore meriterebbe una rilettura approfondita.
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Per quel reato sono state condannate all’ergastolo la cugina della vittima, Sabrina Misseri, e la zia Cosima Serrano, mentre lo zio Michele Misseri, riconosciuto colpevole di occultamento di cadavere, ha già scontato la propria pena ed è tornato in libertà. La nuova edizione del libro di Tarricone si presenta come una vera controinchiesta: una ricostruzione alternativa basata sull’analisi degli atti e sul lavoro svolto sul campo nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del corpo della giovane.

In un’intervista rilasciata a Il Giornale, l’investigatore ribadisce la sua convinzione maturata durante l’indagine privata: “La mia tesi finale è che si è trattato di un incidente”.

La nuova edizione del libro

Il volume pubblicato oggi rappresenta una rielaborazione del lavoro già presentato nel 2013. All’epoca, spiega Tarricone, il testo era sostanzialmente una sintesi della relazione investigativa consegnata alla famiglia della vittima.

In realtà la prima edizione era il sunto della relazione che all’epoca fu consegnata alla famiglia Scazzi, dopo che ricevetti il mandato dal fratello di Sarah, Claudio Scazzi”, racconta l’investigatore nell’intervista a Il Giornale. “Nel 2013 fu per lo più una trasposizione quindi di quella relazione, stavolta ho voluto rendere più fruibile il contenuto anche ai non addetti ai lavori”.

Il lavoro investigativo, spiega Tarricone, si svolse in un periodo relativamente breve ma molto intenso. “Ho iniziato poco dopo il ritrovamento del corpo, il 10 ottobre 2010, più o meno da inizio novembre fino al dicembre successivo, quando ho consegnato a Claudio Scazzi la mia relazione”.

La tesi dell’incidente

Secondo l’investigatore privato, le conclusioni raggiunte durante quell’indagine porterebbero a una lettura diversa rispetto alla verità giudiziaria emersa nei processi.

La mia tesi finale è che si è trattato di un incidente, qualcosa che è avvenuto”, afferma Tarricone. Una convinzione che lo porta a esprimere anche un rammarico per l’evoluzione del caso negli anni successivi: “Mi rammarica che nel corso degli anni si continui a parlare di cose che evidentemente non sono andate così. Ci sono due persone all’ergastolo, quando nel peggiore dei casi si tratta di omicidio colposo”.

Il libro si apre con una dedica alle figlie dell’investigatore: “Quando avrete la convinzione di avere capito tutto, diffidate, perché è certo che non avete capito niente”. Una frase che, secondo Tarricone, rappresenta l’essenza del lavoro investigativo.

Svolgo questa attività da 48 anni”, spiega nell’intervista a Il Giornale, ricordando il proprio passato da ufficiale dei carabinieri prima di intraprendere la carriera privata. “Credo che la prima dote di un investigatore sia quella di non innamorarsi di una tesi”.

L’analisi del contesto e dei dati

Nel suo lavoro Tarricone distingue tra dati oggettivi e interpretazioni soggettive. I primi comprendono elementi come il traffico telefonico, la perizia medico-legale e l’incidente probatorio di Michele Misseri.

Parlo di dati oggettivi da cui si ricavano interpretazioni soggettive”, spiega. L’investigatore sottolinea inoltre l’importanza del lavoro sul territorio: “Quando si fa un’indagine bisogna respirare i luoghi, capire in che contesto viveva Sarah Scazzi”.

Per questo motivo Tarricone trascorse circa venti giorni ad Avetrana, incontrando persone del posto e cercando di ricostruire il contesto sociale e relazionale della giovane. Parallelamente analizzò anche i social network, che già nel 2010 – spiega – rappresentavano uno strumento utile per comprendere il giro di frequentazioni della vittima.

Il primo passo è sempre capire chi è la vittima”, afferma nell’intervista a Il Giornale. “Poi vanno verificati e interpretati i dati oggettivi. Infine bisogna trarre le conclusioni”. Secondo Tarricone, nelle indagini ufficiali sarebbe mancata proprio una analisi approfondita dei luoghi e del contesto.

Gli elementi citati nella controinchiesta

Nel libro l’investigatore colloca la figura della giovane all’interno di alcune tendenze culturali diffuse tra i ragazzi dell’epoca, tra cui la cultura emo, ipotizzando che la corda o la cintura citate nelle dichiarazioni di Michele Misseri possano essere in realtà un choker indossato dalla ragazza.

Tra gli elementi che lo colpirono durante l’indagine c’è anche un episodio legato ai social. Tarricone racconta infatti di un post comparso sul profilo Facebook della giovane pochi giorni dopo la scomparsa.

Due giorni dopo la scomparsa di Sarah, il 26 agosto 2010, venne pubblicato sul suo profilo Facebook un post da un certo Regen, immediatamente cancellato il giorno dopo”, ricorda. “Nel post c’era un manichino legato. Mi impressionò molto”.

Secondo l’investigatore, il tema della corda comparirebbe anche nelle dichiarazioni rese da Michele Misseri durante l’incidente probatorio. A questo si aggiungerebbe il dato medico-legale secondo cui la ragazza sarebbe morta in due o tre minuti senza opporre resistenza.

Un ulteriore elemento citato da Tarricone riguarda alcune comunicazioni presenti negli atti dell’indagine, tra cui un messaggio che la giovane avrebbe inviato a una cugina raccontando di comportamenti di Sabrina che la avrebbero spaventata.

Questo significa analizzare il contesto, non trascurarlo”, conclude l’investigatore nell’intervista a Il Giornale, sottolineando come la sua ricostruzione si basi sull’interpretazione complessiva degli elementi raccolti durante l’indagine privata.

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