
Il Mediterraneo è col fiato sospeso per l’incubo di un disastro ambientale senza precedenti, con la petroliera russa Arctic Metagaz che vaga come una mina vagante tra le acque di Malta e la Sicilia. Il cargo, carico di circa 700 litri di gas naturale liquefatto, è privo di equipaggio dopo essere stato colpito da droni ucraini, trasformandosi in una minaccia costante per l’intero ecosistema. Di fronte all’urgenza, il primo ministro maltese Robert Abela ha rotto gli indugi contattando direttamente Giorgia Meloni. «Abbiamo un piano di intervento riservato che forse non sarà necessario attivare. Ma io vado oltre e cerco una soluzione permanente. Poi dipende da dove la corrente trascina il mezzo. Queste mie valutazioni le ho condivise con Meloni», ha dichiarato Abela, sottolineando la necessità di un’azione risolutiva condivisa con l’Italia.
Un piano d’emergenza tra riserbo e timori
L’Italia, dal canto suo, ha risposto prontamente all’appello di La Valletta. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha confermato il massimo sostegno, garantendo che «l’Italia ha messo a disposizione delle autorità maltesi i propri tecnici, imbarcazioni di vario tipo, anche quelle per il contenimento del danno ambientale». La preoccupazione ai vertici del governo italiano è palpabile, tanto che lo stesso Mantovano ha ammesso candidamente: «La nave può esplodere da un momento all’altro». La nave si trova attualmente nell’area di responsabilità maltese, ma le correnti marine spingono inesorabilmente il relitto verso le acque libiche, dove le competenze burocratiche europee verrebbero meno, rendendo ogni operazione di recupero una corsa contro il tempo.
La diplomazia è in fermento: Malta ha mobilitato il gruppo dei paesi Med9 e ha allertato i vertici dell’Unione Europea, tra cui Antonio Costa e Ursula von der Leyen, per costruire una strategia collettiva. Mentre tre rimorchiatori maltesi si tengono a distanza di sicurezza monitorando il gigante d’acciaio, le ipotesi sul tavolo restano drastiche: svuotare i serbatoi infiammabili o procedere all’affondamento controllato in sicurezza. Il tempo, tuttavia, gioca a sfavore, con il rischio concreto che una tempesta o un errore di rotta trasformino questo scenario in un ecocidio per le coste siciliane e maltesi. La tensione è altissima anche tra le associazioni ambientaliste, che denunciano la pericolosa impunità di navi russe cariche di rischi in transito nei nostri mari, invocando controlli più stringenti per impedire che il Mediterraneo diventi terreno di scontro bellico, sacrificando la sicurezza dei pescatori e la salute dei mari in nome di una geopolitica che sembra aver dimenticato la fragilità del nostro ecosistema.

