
La regola è una sola, dentro Fratelli d’Italia: silenzio. Nessuna dichiarazione pubblica, nessuna replica agli attacchi dell’opposizione, neppure davanti alle richieste di dimissioni. Una linea di prudenza assoluta che la stessa Giorgia Meloni mantiene anche durante la sua partecipazione a Quarta Repubblica, dove parla di guerra e di referendum, evitando però accuratamente il tema che da ore domina il dibattito politico. Il caso è quello dell’incontro tra Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, e l’ambasciatore russo a Roma Alexey Paramonov. Un faccia a faccia che, secondo quanto emerge nelle ricostruzioni di governo, avrebbe provocato irritazione e sorpresa ai vertici dell’esecutivo.
La presidente del Consiglio avrebbe appreso dell’iniziativa tra il 9 e il 10 febbraio, dopo essere stata informata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Proprio la Farnesina, secondo la ricostruzione interna, avrebbe deciso di inviare anche un dirigente di alto livello del ministero all’incontro con il diplomatico russo. Ma il punto politico non riguarda soltanto il contenuto del colloquio: a pesare è soprattutto il fatto che l’appuntamento non fosse stato concordato preventivamente con Palazzo Chigi. Circostanza che avrebbe provocato forte irritazione nella premier e nei suoi collaboratori più stretti.
Il confronto tra Meloni e Cirielli
Dopo aver saputo dell’incontro, la presidente del Consiglio avrebbe avuto un confronto diretto con Cirielli. Il nodo centrale, secondo fonti governative, riguarda proprio l’iniziativa personale del viceministro e il fatto che la vicenda sia emersa solo successivamente. All’interno dell’esecutivo la linea è stata quella di mantenere la questione coperta e circoscritta, senza alimentare polemiche pubbliche e ribadendo che la posizione italiana sulle relazioni internazionali non è cambiata. La priorità, spiegano le stesse fonti, resta la tutela della sovranità nazionale e delle relazioni diplomatiche dell’Italia.
La situazione però cambia quando la notizia dell’incontro finisce sui giornali. A quel punto il caso diventa politico. Non solo perché riguarda un contatto con la diplomazia russa, ma anche perché arriva dopo mesi di tensioni tra Roma e Mosca. L’ambasciatore Paramonov era stato convocato alla Farnesina lo scorso luglio per alcune dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto riportate sul sito del ministero degli Esteri russo e giudicate ostili nei confronti dell’Italia. Nei mesi successivi il diplomatico aveva più volte auspicato una ripresa del dialogo con Roma, arrivando anche a criticare le posizioni occidentali sulla guerra in Ucraina.
Le reazioni politiche e il nodo Ucraina
Il faccia a faccia tra Cirielli e Paramonov sarebbe avvenuto nel mese di febbraio. Lo stesso esponente di Fratelli d’Italia avrebbe poi chiarito che non si sarebbe trattato di un incontro isolato. Nel frattempo, mentre la polemica cresceva, il viceministro avrebbe cercato più volte di mettersi in contatto con la premier per chiarire la situazione. Da Palazzo Chigi, tuttavia, è arrivata una scelta precisa: nessuna dichiarazione pubblica e nessuna escalation politica. Un silenzio che fonti interne descrivono come carico di tensione.
La vicenda ha però avuto anche riflessi internazionali. L’ambasciata ucraina a Roma ha fatto sapere di essere rimasta sorpresa dall’incontro, sottolineando di non essere stata informata preventivamente. Sul fronte interno, invece, l’opposizione ha reagito immediatamente. Il Partito democratico ha presentato un’interpellanza parlamentare chiedendo chiarimenti sull’oggetto del colloquio, mentre Italia Viva e Azione hanno annunciato interrogazioni. Al centro della richiesta di spiegazioni c’è la domanda se si sia trattato di un normale contatto diplomatico o di una forma di diplomazia parallela non coordinata con la linea ufficiale del governo. Un interrogativo che ora si sposta direttamente sul tavolo della Farnesina e del ministro Tajani, chiamato a riferire sull’accaduto.


