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Guerra nel Golfo, Di Maio sparito dai radar: cosa sta succedendo davvero?

Pubblicato: 17/03/2026 17:02
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Dov’è finito Luigi Di Maio? La domanda sta circolando con insistenza mentre la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nella fase più calda e investe proprio l’area di cui lui è responsabile come rappresentante speciale dell’Unione Europea.

Da oltre due settimane, infatti, dell’ex ministro degli Esteri italiano non arrivano prese di posizione pubbliche di rilievo. E il silenzio, in un passaggio così delicato, sta diventando un tema politico e mediatico.

Il silenzio nel momento più delicato

Dal 2023 Di Maio è rappresentante speciale Ue per il Golfo Persico, un incarico strategico che riguarda direttamente paesi come Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.

Proprio queste aree, nelle ultime settimane, sono finite nel mirino dei missili. Ma, nonostante l’escalation e l’attenzione internazionale, non risultano dichiarazioni pubbliche significative da parte di Di Maio. Un vuoto comunicativo che pesa, perché il suo ruolo nasce per gestire relazioni e canali diplomatici con una regione centrale negli equilibri globali.

L’ultima apparizione pubblica e la cronologia

L’ultima presenza “in carne e ossa” risale al 27 febbraio, quando Di Maio era a Roma per un convegno dedicato proprio al Golfo, descritto come un “hub di trasformazione strategica globale”.

Il giorno successivo, il 28 febbraio, sono iniziati i bombardamenti su Teheran, segnando l’avvio della nuova escalation militare. Dopo quella data, l’unico intervento registrato è del 13 marzo, in collegamento video alla fiera LetExpo di Verona, dove ha parlato in termini generali di de-escalation.

Un incarico chiave, ma poco visibile

Il mandato del rappresentante speciale è pensato per rafforzare e coordinare i rapporti tra Unione europea e paesi del Golfo, soprattutto quando la regione diventa un punto di frizione internazionale.

Di Maio è stato nominato il 15 maggio 2023 dal Consiglio Ue, su proposta del governo Draghi e con ratifica successiva sotto il governo Meloni. Ha prevalso su candidati considerati di alto profilo e il suo incarico è stato prorogato fino al 2027, elemento che, nelle intenzioni istituzionali, confermerebbe la centralità della sua funzione.

Stipendio, risorse e aspettative

Secondo diverse ricostruzioni, l’incarico prevede circa 12 mila euro netti al mese, oltre a indennità.

Si parla anche di un budget operativo vicino ai 2 milioni di euro. Risorse e struttura che, inevitabilmente, alimentano il confronto con l’attuale scarsa visibilità pubblica: più la crisi cresce, più ci si aspetta che chi ricopre ruoli strategici faccia sentire la propria voce, almeno sul piano istituzionale.

Le critiche e il confronto con altri protagonisti europei

L’assenza è stata notata anche perché, in parallelo, la scena diplomatica europea sembra occupata da altre figure. In più occasioni, come nei negoziati del 2025, il dossier è stato guidato dall’Alta rappresentante Kaja Kallas.

Anche nelle settimane più recenti, il protagonismo europeo appare concentrato altrove. E questo ha riacceso interrogativi sul peso reale dell’incarico di Di Maio e sulla sua capacità di incidere in una fase in cui ogni gesto pubblico può avere un valore politico.

L’ipotesi Onu e il nodo della comunicazione

Intanto, circola una possibile prospettiva di carriera: il nome di Di Maio viene indicato per un incarico alle Nazioni Unite come coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente, con status di vicesegretario generale e sede a Gerusalemme.

Uno scenario che, se confermato, rappresenterebbe un salto di livello internazionale. Ma arriva mentre la sua presenza pubblica resta ridotta al minimo proprio nel pieno di una crisi che riguarda direttamente il suo mandato nel Golfo.

Una domanda che resta aperta

Nel mezzo di una crisi geopolitica che coinvolge l’area di sua competenza, la mancanza di comunicazione solleva interrogativi. C’è chi interpreta il silenzio come prudenza e discrezione diplomatica, chi invece lo considera un’assenza difficilmente giustificabile.

Nel frattempo il conflitto continua a intensificarsi, le tensioni crescono e la stessa domanda torna a farsi spazio nel dibattito pubblico: dov’è davvero Luigi Di Maio?

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