
L’ultimo addio a Umberto Bossi si sta consumando nel silenzio blindato della sua villa a Gemonio, dove la famiglia ha eretto un muro di riservatezza che profuma di messaggio politico. Le tapparelle restano abbassate e gli ingressi sono rigorosamente contingentati: una scelta che riflette l’insofferenza dei congiunti per il trattamento ricevuto dal Senatùr negli ultimi anni di vita. In questo clima di estremo riserbo, solo due figure esterne alla cerchia familiare sono state ammesse al cospetto del fondatore: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, da sempre legato a Bossi, e Marco Reguzzoni, ex capogruppo leghista poi approdato in Forza Italia. “Ci sarà il tempo delle parole, ora è solo quello delle lacrime”, ha dichiarato quest’ultimo visibilmente commosso al suo arrivo nella villetta.
Il silenzio di Gemonio e il rito di Pontida
Mentre i figli Renzo, Roberto ed Eridano si sono stretti attorno alla salma (assente invece il primogenito Riccardo), la decisione della famiglia è stata netta: nessuna camera ardente pubblica. L’appuntamento per il popolo lumbard è fissato per domenica all’abbazia di Pontida, luogo simbolo dell’epopea leghista, per i funerali solenni a cui è prevista anche la partecipazione della premier Giorgia Meloni. Fuori dall’abitazione, intanto, i messaggi di affetto si moltiplicano in modo spontaneo: uno striscione recita “Saremo sempre i tuoi giovani padani”, accompagnato da una bandiera con il nome “Bossi” nel simbolo e la dedica “Ciao Capo, ci hai dato coraggio”.
Nonostante la processione di militanti storici sia per ora contenuta, i segni del passaggio del Senatùr sono ovunque tra Varese e provincia. Sul balcone della prima sede della Lega in piazza Podestà campeggia la scritta “Per sempre figli tuoi”, mentre sul cavalcavia di viale Europa è comparso un lungo striscione con un laconico ma potente “Grazie Capo, Padania Libera”. Anche Matteo Salvini ha voluto far sentire la sua voce attraverso Radio Libertà, invitando al raccoglimento: “Ci troveremo insieme per proseguire un grande cammino di libertà, oggi è una tappa del percorso, per quel che riguarda i suoi valori e la sua eredità vanno avanti”. Eppure, la sensazione dominante è che la morte del Senatùr stia aprendo una fase di profonda riflessione sull’identità stessa di un movimento che oggi, più che mai, si scopre orfano del suo unico, vero architetto.

