
Il clima politico si scalda proprio quando le regole imporrebbero una pausa di riflessione. A poche ore dall’apertura delle urne, un secco e perentorio “Sì.” ha rotto la quiete della vigilia, scatenando una bufera che agita il panorama istituzionale. A firmare il post sui social è il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che con questa mossa ha di fatto ignorato i vincoli del silenzio elettorale. L’uscita non è passata inosservata, soprattutto perché arriva nel momento cruciale che precede il voto sul referendum sulla giustizia, un tema che ha già visto scontri durissimi nelle ultime settimane. Il messaggio non è solo testuale: il leader leghista ha accompagnato la parola con una card grafica d’impatto, che mostra la dicitura “SÌ” scritta in grandi lettere maiuscole di colore giallo su uno sfondo blu intenso, il tutto ulteriormente enfatizzato da una linea spessa gialla a sottolinearne il valore.
Sì. pic.twitter.com/eGoh2SlJ46
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) March 21, 2026
La reazione del web e le date del voto
Questa scelta comunicativa cade nel giorno in cui, per legge, sarebbe vietato fare campagna elettorale o influenzare in alcun modo l’orientamento dei cittadini. La mossa di Salvini precede infatti l’importante appuntamento di domani, domenica 22 marzo, e lunedì 23 marzo, giornate in cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi sui quesiti referendari. Il post ha generato un’immediata ondata di reazioni tra i follower e i detrattori. Sotto la card pubblicata, diversi utenti hanno subito sollevato critiche dirette e richiami alle norme vigenti, facendo notare con una certa insistenza che “la campagna referendaria è chiusa” e che, in teoria, “ci dovrebbe essere il silenzio elettorale”.
Nonostante i commenti piccati di chi invoca il rispetto delle tempistiche democratiche, il post è rimasto visibile, cristallizzando una strategia che punta tutto sulla polarizzazione dell’elettorato fino all’ultimo secondo utile. La tensione attorno al referendum sulla giustizia sembra dunque destinata a non placarsi nemmeno durante le operazioni di voto, trasformando questo fine settimana in un test politico dai contorni sempre più incerti.

