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Referendum, il No colpisce Meloni: più tensioni nella maggioranza e riforme a rischio

Pubblicato: 23/03/2026 15:49

Se il No dovesse prevalere, per Giorgia Meloni il contraccolpo sarebbe innanzitutto politico. Non una crisi immediata di governo, ma un indebolimento della sua capacità di guida. Questo referendum, al di là del quesito specifico, è stato percepito come un passaggio simbolico del progetto riformatore del centrodestra. E proprio per questo una sconfitta avrebbe un peso che va oltre il merito del voto: diventerebbe un segnale politico, interno ed esterno, sulla tenuta della leadership della premier.

Il primo effetto si vedrebbe dentro la maggioranza. Non si aprirebbe automaticamente una crisi, ma cambierebbero i rapporti di forza. Lega e Forza Italia avrebbero più spazio per alzare il prezzo politico delle loro posizioni, soprattutto sui dossier più delicati. Meloni resterebbe al centro, ma con meno margine di manovra. La sua forza, fin qui costruita anche sulla percezione di consenso, verrebbe incrinata da un voto che suonerebbe come un limite, non come una conferma.

La partita della legge elettorale

Il secondo terreno su cui si vedrebbe l’effetto è quello della legge elettorale. Qui il legame è diretto: la riforma è già oggetto di tensioni tra gli alleati e richiede una leadership forte per essere portata avanti. Se Meloni esce indebolita dal voto, diventa più difficile imporre un modello che rafforzi la governabilità e consolidi l’impianto del centrodestra. Gli alleati avrebbero più margini per frenare, modificare o rinviare, e il progetto rischierebbe di trasformarsi in un compromesso al ribasso.

Questo è il punto politico più concreto: una sconfitta referendaria non blocca automaticamente la legge elettorale, ma ne riduce la probabilità di essere approvata nella forma voluta da Fratelli d’Italia. E soprattutto ne rallenta il percorso, perché ogni scelta diventerebbe oggetto di negoziazione interna più dura.

Il nodo del premierato

Il terzo effetto riguarda il premierato, cioè il cuore del progetto istituzionale di Meloni. Formalmente il referendum non lo tocca, ma politicamente il collegamento è evidente. Una vittoria del No verrebbe letta come una battuta d’arresto dell’intero disegno di riforme costituzionali. Non lo affosserebbe per via giuridica, ma lo indebolirebbe sul piano del consenso e della legittimazione.

In questo scenario, portare avanti il premierato diventerebbe più complesso. Servirebbe una spinta politica forte che, dopo una sconfitta, sarebbe inevitabilmente ridimensionata. Crescerebbero le resistenze, dentro la maggioranza e fuori, e il percorso si farebbe più lungo e incerto.

In sintesi, la vittoria del No non farebbe cadere il governo, ma aprirebbe una fase diversa. Più tensioni nella maggioranza, meno forza sulla legge elettorale, e un colpo politico al progetto del premierato. Non una crisi formale, ma una perdita di iniziativa: ed è proprio lì che si misura la vera forza di un governo.

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Ultimo Aggiornamento: 23/03/2026 15:54

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