
La domanda è secca, ma le implicazioni sono complesse e potenzialmente esplosive. Chi ha sostenuto le spese delle cene di Andrea Delmastro alla Bistecchieria d’Italia? È da qui che si apre un fronte che intreccia politica, amministrazione e profili penali. Se quei conti fossero stati coperti con fondi pubblici, l’ipotesi sarebbe quella di peculato, il reato che si configura quando un pubblico ufficiale utilizza denaro della Pubblica amministrazione per fini non istituzionali. Al momento non ci sono risposte definitive, ma il solo interrogativo basta a spostare la vicenda su un piano delicato.
A complicare il quadro è il contesto in cui quelle cene si sarebbero svolte. Non incontri ristretti, ma tavolate numerose, con decine di partecipanti tra esponenti istituzionali, dirigenti e personale non direttamente coinvolto nelle attività di governo. Un ambiente che, secondo alcune testimonianze, era tutt’altro che riservato e che solleva interrogativi sia sulla natura degli incontri sia sulla loro gestione pratica, a partire proprio dai costi.
Le cene e i presenti
Secondo quanto riferito da uno dei partecipanti, le serate partivano dal ministero con più auto di servizio e si concludevano al ristorante con gruppi che arrivavano anche a 40 o 50 persone. Tra i presenti, oltre a Delmastro, figuravano capi di gabinetto come Giusi Bartolozzi, alti dirigenti dell’amministrazione penitenziaria e agenti di scorta. Un insieme eterogeneo che, nelle ricostruzioni, includeva anche personale del locale, ampliando ulteriormente il perimetro dei presenti.
In questo scenario emerge anche la figura di Mauro Caroccia, già condannato in Appello e in attesa della Cassazione, indicato come elemento di riferimento del locale. Alcuni testimoni raccontano di averlo visto muoversi tra i tavoli durante le cene, anche in prossimità delle aree occupate dagli esponenti istituzionali. Un dettaglio che aggiunge un elemento di criticità, considerando il profilo giudiziario e i legami contestati.
Il nodo societario e le indagini
La Bistecchieria d’Italia, inaugurata nel settembre 2025, è al centro anche di un filone investigativo che riguarda la sua struttura societaria. I magistrati della procura di Roma indagano su Mauro e Miriam Caroccia per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, mentre si valuta la posizione dei soggetti coinvolti nei rapporti con il locale. In questo contesto, il sottosegretario potrebbe essere ascoltato come testimone nelle prossime settimane.
Parallelamente si muove anche la procura di Torino, che valuta un fascicolo per approfondire aspetti societari come la cessione delle quote e la mancata comunicazione alle istituzioni di appartenenza. Secondo quanto emerso, la partecipazione alla società non sarebbe stata dichiarata alla Camera né al Consiglio regionale del Piemonte, aprendo un ulteriore livello di attenzione sul piano politico e amministrativo.
Resta però il punto di partenza, ancora senza risposta chiara. Le indagini potranno stabilire responsabilità e contorni della vicenda, ma la questione centrale resta quella iniziale: chi ha pagato davvero quei conti e a quale titolo?


