
Il risultato del referendum sulla giustizia continua ad alimentare il dibattito politico, soprattutto dopo la netta affermazione del No alla riforma Nordio, un esito che ha sorpreso diversi osservatori. A commentare quanto accaduto è stato Italo Bocchino, intervenuto nello studio di Otto e mezzo, condotto da Lilli Gruber su La7.
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Il voto e il peso dei social
Analizzando l’esito della consultazione, Bocchino ha evidenziato un elemento ritenuto inedito nel panorama referendario: “Avevo previsto, studiando tutti i referendum costituzionali e tutti i referendum più importanti, che il Sì prendesse i voti dei partiti che sostenevano il Sì. Invece qui c’è stato un dato abbastanza nuovo per i referendum”.
Secondo il direttore editoriale del Secolo d’Italia, una parte significativa dell’elettorato avrebbe inciso in maniera determinante sul risultato finale. “Una fascia in particolare, dai 18 ai 35 anni, grazie a una propaganda fatta sui social basata su una menzogna, quella del ‘vogliono sottomettere la magistratura alla politica’, ha votato al 61% il No. E bisogna prendere atto del risultato”.
Un passaggio che mette al centro il ruolo della comunicazione digitale e della percezione pubblica nel determinare l’esito di una consultazione popolare, soprattutto tra i più giovani.
Il ruolo del governo e di Giorgia Meloni
Nel corso dell’intervento, Bocchino ha poi difeso l’operato dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sottolineando la coerenza tra programma elettorale e azione di governo.
“Che cosa poteva fare Giorgia Meloni? Ha fatto quello che doveva: ha vinto le elezioni con un programma elettorale dove c’era scritto che doveva fare questa riforma costituzionale, l’hanno votata anche per questo, l’ha fatta, l’ha approvata in Parlamento, l’ha sottoposta a referendum, gli italiani hanno votato contro…”.
Nel suo ragionamento, il referendum viene descritto come uno strumento complesso e spesso imprevedibile: “D’altronde il referendum porta una sfiga tremenda, da Pinochet a De Gaulle, da Renzi a Berlusconi… I referendum sono difficili, un terreno difficile di competizione elettorale”.

Le conseguenze politiche
L’analisi si sposta poi sulle possibili ricadute politiche del voto. Bocchino invita a non interpretare il risultato come una vittoria automatica delle opposizioni, ridimensionando le letture più immediate.
“Poi c’è un altro dato: gli italiani dicono che vogliono cambiare e poi non cambiano mai. Queste erano tutte proposte della sinistra, solo che la sinistra ha fatto una campagna elettorale contro il governo”.
E ancora: “Adesso mi pare che ci si illuda. Elly Schlein e Giuseppe Conte non hanno vinto niente, ha vinto più Gratteri che Schlein, più Travaglio che Conte, più Giannini che Fratoianni”.
Un passaggio che sottolinea come, secondo l’analista, il risultato sia da attribuire più a figure e dinamiche esterne ai partiti che a un successo diretto delle forze politiche di opposizione.
Uno scenario ancora aperto
Infine, Bocchino mette in guardia da interpretazioni affrettate in vista delle prossime elezioni politiche. “Si illude chi stasera pensa che questo risultato lo prendi, fai una bella fotocopia e alle politiche del 2027 vinci le elezioni. In queste settimane in cui il No prevaleva nei sondaggi, le intenzioni di voto davano sempre il centrodestra in largo vantaggio”.
Il referendum, dunque, si conferma uno strumento capace di produrre esiti difficilmente replicabili in altri contesti elettorali. Un voto che apre interrogativi sul rapporto tra opinione pubblica, informazione e politica, lasciando però ancora incerto il quadro in vista delle future sfide elettorali.


