
È polemica per le parole del comico Giorgio Montanini, pronunciate durante uno spettacolo di stand-up e rilanciate sui social dallo stesso artista, mentre sono in corso le votazioni per il referendum sulla giustizia.
Nel video, diventato rapidamente virale, Montanini afferma: «Spero che chi vota Sì possa morire domani», frase accolta dagli applausi del pubblico e inserita all’interno di un monologo dal tono provocatorio. Il comico ha poi spiegato il proprio orientamento politico sul referendum, dichiarando: «Io voto No a prescindere. Con i fascisti voto No sempre», richiamando il contesto storico della nascita della Costituzione.
Le reazioni e le critiche
Le parole di Montanini hanno suscitato forti reazioni sui social, in particolare da parte di ambienti favorevoli al “Sì”, che hanno criticato i toni utilizzati nel monologo.
Tra le prese di posizione più nette c’è quella di Esperia, think tank schierato a sostegno della riforma, che ha condannato l’uscita del comico sottolineando come «la satira deve far riflettere, non legittimare l’odio gratuito». Nel messaggio diffuso online si evidenzia inoltre che affermazioni di questo tipo rischiano di peggiorare il dibattito pubblico, anziché arricchirlo.
Il nodo tra satira e linguaggio politico
Il caso riaccende il dibattito sul confine tra libertà di satira e responsabilità nel linguaggio, soprattutto in un contesto già segnato da una campagna referendaria particolarmente polarizzata.
Al centro della discussione resta il ruolo della satira nel confronto politico: se da un lato è per sua natura provocatoria e irriverente, dall’altro episodi come questo sollevano interrogativi sull’impatto di certe espressioni nel clima del dibattito pubblico.


