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Meloni fa piazza pulita, basta indagati: dopo Delmastro e Bartolozzi, spinge per dimissioni Santanché

Pubblicato: 24/03/2026 20:14
Giorgia Meloni al centro della polemica social dopo la morte del piccolo Domenico

La giustizia, si sarebbe sfogata con i suoi la premier, è storicamente un tema caro alla destra e va assolutamente recuperato. Quindi, in sintesi, via tutti i membri del governo con situazioni giudiziarie che creano imbarazzo. Nel giro di poche ore il governo cambia passo, accelera e prova a chiudere una fase che rischiava di trasformarsi in una lunga crisi politica strisciante. Dopo le prime dichiarazioni del mattino, in cui si era già fatto riferimento alla responsabilità politica della sconfitta al referendum, in serata arriva la svolta: convocazione a Palazzo Chigi, confronto diretto e poi le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Un passaggio che non viene formalizzato come imposto, ma che appare chiaramente guidato dall’alto, dentro una strategia di rientro ordinato dalle tensioni.

La nota ufficiale di Palazzo Chigi prova a tenere insieme forma e sostanza: Giorgia Meloni esprime “apprezzamento” per la scelta dei due e li ringrazia per il lavoro svolto, sottolineando la loro “dedizione”. Ma è nella postilla finale che emerge il vero segnale politico, quello che cambia il quadro e sposta il baricentro della giornata. Non è solo un ringraziamento: è l’apertura esplicita di una nuova fase.

In una nota ufficiale ha spinto per le dimissioni di Santanché, dichiarando che se non dovessero arrivare richiederà una mozione di sfiducia nei confronti del governo Meloni. È di questi minuti però la notizia per cui la ministra non avrebbe alcuna intenzione di dimettersi e si starebbe opponendo a gran voce alla richiesta pubblica della Premier.

La mossa politica dopo il referendum

Nel testo diffuso in serata, infatti, la presidente del Consiglio aggiunge un passaggio tutt’altro che neutro: auspica che “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale” venga condivisa una scelta analoga anche dal ministro del Turismo Daniela Santanchè. Tradotto: non più un caso isolato, ma un criterio politico che si estende. La richiesta è chiara e segna un salto di livello nella gestione interna della maggioranza.

La tempistica non è casuale. Le dimissioni arrivano subito dopo il voto referendario, in un momento in cui il governo deve evitare che la sconfitta si trasformi in logoramento quotidiano. Meloni non arretra, ma sceglie di intervenire, anche a costo di dare l’impressione di un intervento tardivo. In realtà, la linea è quella di evitare scosse prima del voto e agire immediatamente dopo, quando il quadro politico consente margini di manovra più ampi.

Un segnale alla maggioranza e al Paese

La decisione assume quindi un doppio significato: interno ed esterno. Da un lato serve a ristabilire una linea dentro la maggioranza, evitando che i singoli casi diventino fattori di instabilità permanente; dall’altro manda un messaggio all’elettorato, in una fase in cui si apre di fatto una lunga avvicinamento alla prossima campagna elettorale. Il tempo tecnico per votare è ancora lontano, ma quello politico è già iniziato.

In questo quadro, l’estensione implicita della richiesta a Santanchè rappresenta il punto più delicato. Non è una decisione formalizzata, ma è un’indicazione politica netta: la stagione delle difese a oltranza sembra finita, sostituita da una gestione più selettiva e, soprattutto, più rapida dei dossier più esposti. È il tentativo di trasformare una sconfitta referendaria in un momento di rilancio, evitando che si trasformi in una lunga erosione di consenso.

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Ultimo Aggiornamento: 24/03/2026 23:13

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