Vai al contenuto

Muore dopo trasfusione di sangue infetto, condannato il ministero: risarcimento milionario agli eredi

Pubblicato: 24/03/2026 22:40

Il Tribunale di Genova ha stabilito che il Ministero della Salute dovrà risarcire con oltre un milione di euro i familiari di una donna deceduta nel 2018, riconoscendo la responsabilità per una trasfusione di sangue infetto avvenuta decenni prima. La vicenda riporta al centro uno dei capitoli più delicati della sanità italiana, quello dei contagi legati alle sacche di sangue non controllate.

La donna, morta a 65 anni, aveva contratto l’epatite C dopo alcune trasfusioni ricevute nel 1978 in seguito a un intervento cardiochirurgico. Nel tempo la malattia si è aggravata, portando prima a una cirrosi epatica e poi allo sviluppo di un tumore al fegato, fino al decesso. I giudici hanno ritenuto dimostrato il legame diretto tra la trasfusione e il decorso clinico che ha condotto alla morte.

Il nesso tra trasfusione e malattia

La sentenza è arrivata al termine di un lungo percorso giudiziario, sostenuto da una perizia medico-legale che ha ricostruito in modo dettagliato la catena degli eventi sanitari. L’analisi della documentazione clinica ha consentito di collegare in modo chiaro la trasfusione del 1978 all’infezione da Hcv e alle successive complicanze.

Nel risarcimento, quantificato in circa un milione e 50mila euro, sono stati inclusi non solo i danni subiti, ma anche gli interessi maturati e le spese legali affrontate dagli eredi nel corso degli anni. Una cifra che riflette la gravità della vicenda e la durata del contenzioso, protrattosi per oltre otto anni.

Lo scandalo del sangue infetto

Il caso si inserisce nel più ampio contesto dello scandalo del sangue infetto, che tra gli anni Settanta e Novanta ha provocato migliaia di contagi. In quel periodo, le sacche di sangue non erano sottoposte a controlli adeguati e potevano trasmettere virus come HIV, epatite B ed epatite C.

La giurisprudenza italiana ha nel tempo chiarito che il Ministero della Salute è responsabile per la mancata vigilanza sul sistema trasfusionale, anche in anni in cui alcune patologie non erano ancora pienamente identificate. Solo dagli anni Ottanta sono stati introdotti controlli sistematici più efficaci, segnando un punto di svolta nella sicurezza delle trasfusioni.

Una vicenda che attraversa decenni

Quella conclusa a Genova è una storia che attraversa oltre quarant’anni, dalla trasfusione fino alla sentenza definitiva. Il riconoscimento del risarcimento rappresenta un passaggio importante per i familiari, ma anche un ulteriore tassello nella ricostruzione delle responsabilità legate a una delle più gravi emergenze sanitarie del passato recente.

Vicende analoghe sono emerse anche all’estero, come nel Regno Unito, dove inchieste indipendenti hanno documentato migliaia di morti legate a sangue contaminato. Un fenomeno che, a distanza di decenni, continua a produrre effetti giudiziari e a sollevare interrogativi sulla gestione della sanità pubblica in quegli anni.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure