Vai al contenuto

Suicidio assistito, Libera muore con un dispositivo oculare: “Una richiesta di dignità”

Pubblicato: 25/03/2026 20:33

Per anni aveva combattuto una battaglia silenziosa, fatta di richieste, attese e ostacoli burocratici. Una storia personale che si è trasformata in un caso simbolo, senza mai perdere il suo tratto più umano: il desiderio di porre fine a una sofferenza diventata insostenibile.

Solo dopo un lungo percorso giudiziario e sanitario è arrivata la possibilità concreta di scegliere. Una possibilità che, fino a pochi giorni fa, sembrava ancora lontana.

Libera, nome di fantasia, si è tolta la vita a 55 anni nella sua casa in Toscana attraverso il suicidio assistito, utilizzando per la prima volta in Italia un dispositivo a comando oculare sviluppato dal Cnr. La donna era affetta da una forma gravissima di sclerosi multipla e non era più in grado di muoversi autonomamente.

Il dispositivo e la prima volta in Italia

Il sistema, progettato per consentire l’autosomministrazione del farmaco, funzionava tramite un puntatore oculare. Dopo una prima prova tecnica con soluzione fisiologica, Libera ha deciso di procedere subito con la somministrazione definitiva.

Si tratta del primo caso nel Paese in cui una persona, impossibilitata a muoversi, riesce ad accedere al fine vita grazie a una tecnologia di questo tipo.

Una battaglia lunga due anni

Il percorso era iniziato nel 2024 con la richiesta alla Asl Toscana Nord-Ovest, quando ancora non esisteva una legge regionale sul fine vita. La possibilità di accedere al suicidio medicalmente assistito si basava infatti sulla sentenza della Corte Costituzionale del 2019, legata al caso di Dj Fabo.

Secondo quella pronuncia, non è punibile chi aiuta una persona a morire se sussistono quattro condizioni: malattia irreversibile, sofferenza insopportabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di esprimere una volontà libera e consapevole.

Il nodo legale e il ruolo del Cnr

La vicenda si è complicata quando Libera ha chiesto che fosse un medico a somministrarle il farmaco, non essendo in grado di farlo da sola. Il rischio era configurare il reato di omicidio del consenziente.

Il Tribunale di Firenze ha quindi sollevato una questione di legittimità costituzionale, poi dichiarata inammissibile. A quel punto è stato affidato al Cnr il compito di realizzare un dispositivo che permettesse l’autosomministrazione, superando il limite operativo.

Dopo mesi di attesa e rinvii, il sistema è stato completato e consegnato pochi giorni fa.

“Un sistema ipocrita”

Libera aveva definito la sua vicenda «il segno di un sistema ipocrita», sottolineando la contraddizione tra la possibilità di ricorrere alla sedazione profonda e il divieto per un medico di somministrare direttamente il farmaco a chi ne ha diritto.

Il messaggio finale

Nel suo ultimo messaggio, affidato all’Associazione Luca Coscioni, ha lasciato parole che riassumono il senso della sua battaglia: «Spero che nessuno debba più aspettare due anni per esercitare un diritto che gli appartiene già».

E ancora: «Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata».

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure