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Governo, guerra aperta a Giorgia Meloni. Tutto è cambiato in qualche ora

Pubblicato: 27/03/2026 09:30

C’è un momento, nella vita di un governo, in cui la crisi non arriva da fuori ma si insinua dentro, tra alleati che fino al giorno prima sembravano compatti, allineati, inevitabili. È un passaggio quasi impercettibile all’inizio, fatto di segnali minimi, di parole che cambiano peso, di silenzi che diventano più eloquenti delle dichiarazioni ufficiali. Poi, all’improvviso, tutto si accelera. E quelle che erano crepe diventano linee di frattura. È esattamente ciò che sta accadendo oggi attorno a Giorgia Meloni, nel cuore stesso del suo governo e della sua maggioranza.

Nel giro di poche ore si è prodotto un cambio di clima evidente, quasi fisico. Non è successo nulla di formalmente irreversibile, nessuna rottura dichiarata, nessun ultimatum. Eppure la sensazione è che si sia aperta una fase nuova, in cui i rapporti di forza vengono messi in discussione e gli equilibri riscritti. Il punto non è tanto ciò che viene detto, ma ciò che viene lasciato intendere. E soprattutto, ciò che non viene più difeso con la stessa convinzione. È qui che si capisce che la crisi politica non è ancora esplosa, ma è già cominciata.

Il centrodestra si muove

Il detonatore è stata la sconfitta al referendum, che ha segnato il primo vero inciampo politico per la leadership di Meloni. Da quel momento, qualcosa si è incrinato. Non tanto nel rapporto con l’opposizione, quanto all’interno del centrodestra. Le dimissioni, le tensioni, le prese di distanza hanno iniziato a disegnare un quadro diverso da quello a cui il governo aveva abituato nei mesi precedenti. E dentro questo quadro si è mosso soprattutto un attore: Forza Italia.

Il passaggio più evidente è stato il cambio al vertice dei senatori, con l’uscita di scena di Gasparri e l’arrivo di Stefania Craxi. Un cambio che non è stato solo organizzativo, ma profondamente politico. Perché ha segnato il ritorno di una linea più autonoma, più identitaria, meno disposta a restare schiacciata sotto la leadership di Fratelli d’Italia. E soprattutto ha riportato al centro il ruolo della famiglia Berlusconi, con Marina Berlusconi come figura di riferimento di un nuovo equilibrio che si sta costruendo.

La vera frattura: la legge elettorale

È però su un punto preciso che la distanza diventa evidente, quasi plastica. Quando Stefania Craxi afferma che la legge elettorale non è una priorità, non sta semplicemente esprimendo un’opinione. Sta segnando una linea. Perché quella riforma è invece una priorità assoluta per Giorgia Meloni, che vede proprio nella modifica del sistema elettorale la chiave per evitare scenari di pareggio e per consolidare la propria leadership nei prossimi anni.

Dire che non è una priorità significa, in termini politici, rifiutare di seguire quella strategia. Significa sottrarsi a una battaglia che per Meloni è centrale. E significa, soprattutto, riaprire il gioco. Perché senza una nuova legge elettorale, il prossimo passaggio elettorale torna a essere incerto, aperto, contendibile. In altre parole: torna a essere uno spazio in cui anche gli alleati possono giocare una partita propria.

È qui che la crisi cambia natura. Non è più solo una fase di tensione o di riorganizzazione interna. Diventa un disallineamento strategico, qualcosa che riguarda il futuro stesso della coalizione. Non si tratta di rompere oggi, ma di prepararsi a domani. E in questo senso, la mossa di Forza Italia appare come un segnale chiaro: il tempo della subordinazione è finito.

Il risultato è una guerra politica che non ha bisogno di essere dichiarata per essere reale. Non è fatta di attacchi frontali, ma di scelte, di priorità negate, di equilibri che si spostano. E soprattutto di una consapevolezza nuova: il vero problema di Giorgia Meloni non è l’opposizione, ma ciò che si muove dentro il suo stesso campo. È lì che si sta giocando la partita più importante. E in poche ore, davvero, tutto è cambiato.

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