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Harry e Meghan: gli australiani non vogliono ospitarli, 33mila firme contro la loro visita

Pubblicato: 27/03/2026 10:40

I Duchi di Sussex hanno dovuto incassare un nuovo smacco dopo il cosiddetto “gran rifiuto” dell’Australia, che ha deciso di non finanziare con fondi pubblici la loro prossima visita. La notizia ha fatto rapidamente il giro dei media internazionali, generando discussioni sulla gestione delle visite reali e sull’uso dei soldi dei contribuenti. Secondo quanto riportato, ben 33mila firme sono state raccolte in pochi giorni tramite una petizione online, segnale chiaro dell’opinione pubblica australiana: se Harry e Meghan vogliono recarsi in Australia, dovranno farlo con i propri mezzi.
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La vicenda, raccontata con dovizia di dettagli dal Daily Mail, non riguarda soltanto la coppia reale, ma riflette un clima più ampio. In Australia, infatti, una fetta consistente dell’opinione pubblica e della politica sta progressivamente prendendo le distanze dalla monarchia britannica, con una parte dei cittadini favorevole all’idea di una repubblica. La decisione di non finanziare la visita dei Duchi appare quindi come un messaggio che va oltre il singolo caso, toccando temi di partecipazione civica e responsabilità nell’uso delle risorse pubbliche.

Meghan Markle e il principe Harry insieme durante un evento pubblico

La petizione e le motivazioni

A muovere la protesta è stata l’associazione per i diritti civili Beyond Australia, che ha promosso la petizione su Change.org, raccogliendo rapidamente le 33mila firme. Il messaggio dell’organizzazione è chiaro: le attività di Harry e Meghan devono essere considerate private e commerciali, e come tali non possono beneficiare di fondi pubblici.

Secondo Beyond Australia, la scelta di finanziare privatamente la visita dei Duchi è giustificata da un contesto di difficoltà economica diffusa: aumento del costo della vita, rincari dei carburanti, mutui più onerosi, spesa alimentare in crescita e costi energetici alle stelle. “Le risorse pubbliche devono essere utilizzate in modo responsabile e distribuite equamente, senza trattamenti di favore per individui di alto profilo”, ha dichiarato l’associazione.

Un ritorno dopo sette anni

Per Harry e Meghan, la visita in Australia segna un ritorno dopo ben sette anni dall’ultimo viaggio ufficiale. Nonostante il fascino mediatico della coppia reale, l’organizzazione del viaggio dovrà essere interamente finanziata dalla coppia stessa. Non saranno utilizzati fondi pubblici né per la sicurezza, né per la logistica, né per altri servizi accessori.

Il messaggio arriva forte e chiaro: anche personalità di alto profilo come i Duchi di Sussex non possono contare automaticamente sull’uso dei soldi dei contribuenti per spese considerate private. La decisione rafforza l’idea che le visite internazionali di membri della famiglia reale devono essere valutate in termini di equità economica e rispetto delle difficoltà che affrontano i cittadini comuni.

Il dibattito sull’opinione pubblica

Il caso dei Duchi di Sussex in Australia riapre anche il dibattito sul ruolo della monarchia nel XXI secolo, sulla trasparenza delle spese legate alle visite ufficiali e sul rapporto tra personaggi di alto profilo e cittadini. Le firme raccolte in pochi giorni dimostrano come la società australiana sia attenta non solo al prestigio della visita, ma soprattutto alla corretta gestione dei fondi pubblici.

Resta da vedere come Harry e Meghan organizzeranno il viaggio, che appare destinato a essere un’esperienza privata, senza alcun sostegno statale. L’episodio conferma come, in un mondo sempre più connesso e attento all’uso delle risorse, anche membri della famiglia reale debbano fare i conti con opinioni pubbliche vigili e attente alle spese.

In conclusione, il “gran rifiuto” dell’Australia segna un precedente importante: i Duchi di Sussex dovranno finanziare autonomamente la loro visita, mettendo fine alle speculazioni sul sostegno pubblico e dimostrando che anche le figure più note e seguite non sono esenti dalle regole della trasparenza economica e dell’equità sociale.

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