
La settimana politica italiana si è aperta sotto il segno del referendum sulla riforma della Giustizia, con il risultato che ha visto prevalere il No. Secondo gli ultimi rilevamenti, la consultazione non ha rappresentato soltanto una valutazione tecnica delle modifiche legislative, ma si è trasformata in un vero e proprio voto politico. Oltre la metà degli italiani, il 52,8%, ha infatti dichiarato che la propria scelta è stata determinata da un giudizio sul governo Giorgia Meloni, più che sul merito della riforma.
Il 28% degli intervistati, invece, ha interpretato il risultato come un rifiuto tecnico delle proposte contenute nella riforma, mentre le posizioni più radicali restano minoritarie: il 9,3% legge il No come un giudizio negativo sulla politica generale degli ultimi anni, e solo il 7,6% lo interpreta come un voto di adesione al Campo Largo, l’insieme dei partiti d’opposizione.
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Conseguenze politiche del referendum
Dal punto di vista delle conseguenze politiche, gli italiani sembrano mantenere un approccio prudente. Il 36,7% ritiene che il risultato non cambierà sostanzialmente l’assetto politico, pur evidenziando un indebolimento del centrodestra. Il 29,1% prevede possibili cambiamenti nell’esecutivo, come un rimpasto di governo già avviato, mentre solo il 5,7% considera probabile uno scioglimento anticipato delle Camere. Il 27,1% giudica il referendum come un evento senza effetti sul consenso dei partiti alle prossime elezioni, confermando un atteggiamento consolidato degli elettori italiani: guardare ai referendum come episodi politici, senza sopravvalutare il loro impatto sulla stabilità del governo.

Medio Oriente, gli italiani critici sul governo
La seconda parte del sondaggio si concentra sulla guerra in Medio Oriente e sul ruolo assunto dal governo italiano. Il 47% degli intervistati giudica la posizione dell’esecutivo eccessivamente filo-americana e troppo vicina agli interessi atlantici, suggerendo un orientamento più equilibrato o simile a quello della Spagna, che ha scelto di condannare gli attacchi senza offrire supporto militare. Il 28,5% approva invece la linea del governo, considerandola prudente e volta a tutelare l’Italia dall’eccessiva esposizione internazionale, mentre il 14,9% la definisce sostanzialmente giusta ma poco chiara nella comunicazione. Solo l’8,1% auspica una posizione ancora più netta a favore di Usa e Israele.
Lobby ebraiche e politica occidentale
Uno dei dati più significativi emerge dalla domanda sull’influenza di Israele e delle cosiddette lobby ebraiche sulla politica americana e occidentale. Il 54,9% degli intervistati ritiene che questa influenza sia concreta e in gran parte negativa, mentre un ulteriore 14% ne riconosce l’esistenza ma la giudica comunque nociva per la società. Complessivamente, quasi 7 italiani su 10 esprimono una valutazione critica, se non apertamente ostile, verso questa influenza. Solo il 10,4% mantiene una posizione neutrale, e il 13% ritiene che si tratti di pregiudizi antisemiti.

Intenzioni di voto e fiducia nella premier
Tra il 25 e il 26 marzo, su un campione di 3.000 intervistati, il partito di Fratelli d’Italia si conferma primo al 29,2%, in lieve calo rispetto al 29,6% precedente. Il PD sale al 22,2%, consolidando il secondo posto, mentre il M5S scende al 12,2%. Nel centrodestra, Forza Italia raggiunge l’8,3%, superando la Lega al 7,3%. AVS resta stabile al 6,5%, Futuro Nazionale al 3,6%, Azione scende al 3,0% e Italia Viva cresce al 2,4%.
Per quanto riguarda la fiducia nella premier Giorgia Meloni, la quota aggregata positiva si ferma al 38,7% (25,8% molto fiducia e 12,9% abbastanza fiducia), mentre il 52% dichiara di non avere fiducia e il 9,1% ne ha poca, rimanendo sotto la soglia psicologica del 40%.
In sintesi, il referendum conferma un voto politicamente motivato contro il governo, mentre la guerra in Medio Oriente evidenzia un’ampia richiesta di prudenza da parte degli italiani. Le intenzioni di voto mostrano una certa stabilità dei partiti principali, ma con segnali di flessione per FdI e spinta al rialzo per il PD, mentre la fiducia nella premier resta contenuta.


