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Conte attacca Meloni sulla spesa militare, Calenda: «Tu scodinzolavi dietro a Trump, sei inadatto a governare»

Pubblicato: 27/03/2026 13:24

La tensione politica non è più solo uno scontro social, ma il segnale evidente di una frattura nell’opposizione italiana. In un momento delicato, in cui Elly Schlein tenta di ricompattare le forze contrarie al governo, emergono divisioni profonde su temi cruciali come la spesa militare e le strategie economiche.

Il dibattito si accende proprio mentre si lavora a un possibile ribaltone politico, rendendo ancora più complesso costruire un fronte unitario. Le divergenze non sono più episodiche, ma strutturali, e rischiano di compromettere qualsiasi progetto comune dell’opposizione.

A innescare la polemica è stato un post pubblicato su X da Giuseppe Conte, che ha attaccato duramente il governo guidato da Giorgia Meloni. Al centro della critica, l’aumento degli investimenti nella difesa e il raggiungimento del 2% del PIL destinato alle spese militari.

Conte ha sottolineato come il riconoscimento arrivato dalla NATO, tramite Mark Rutte, rappresenti un elemento controverso. Secondo l’ex premier, il governo avrebbe portato la spesa a circa 45 miliardi di euro, con un incremento di 12 miliardi in un solo anno.

Nel suo intervento, Conte ha inoltre criticato la prospettiva di un ulteriore aumento fino al 5% del PIL, attribuendo questa direzione alle pressioni internazionali, in particolare legate alla linea politica di Donald Trump.

La replica non si è fatta attendere. Sempre sui social, Carlo Calenda ha risposto con toni netti, sostenendo la necessità di una difesa più forte e moderna. Secondo Calenda, le cifre citate sarebbero il risultato di una “cosmesi contabile” più che di un reale rafforzamento strutturale. «Magari. Avremmo bisogno di una difesa più forte e moderna. In realtà è una cosmesi contabile. Ti ricordo poi che l’obiettivo del 2% è stato da te confermato quando eri Presidente del Consiglio e scodinzolavi dietro Trump. Questo post mostra chiaramente perché sei del tutto inadatto a ridiventarlo».

Calenda ha anche ricordato come lo stesso Conte, durante il suo mandato da Presidente del Consiglio, avesse confermato l’impegno del 2% del PIL nella NATO, accusandolo di incoerenza politica. Lo scontro personale riflette così una distanza ideologica sempre più marcata.

Al di là delle polemiche, il nodo centrale resta la gestione della spesa pubblica per la difesa. Da una parte c’è chi, come Conte, lega l’aumento degli investimenti militari alle difficoltà economiche interne, dall’altra chi, come Calenda, ritiene necessario rafforzare il comparto difensivo con una strategia più efficace.

L’obiettivo del 2% del PIL per la difesa, stabilito in ambito NATO e confermato da diversi governi italiani, rappresenta un punto fermo ma anche un terreno di scontro. Il vero tema è come raggiungerlo e se sia opportuno superarlo.

Questa divisione sulla politica militare ed economica rischia di diventare uno dei principali ostacoli per il futuro dell’opposizione. Ed è proprio su queste differenze che si giocherà una parte decisiva della prossima fase politica italiana.

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