
Si è spento a Roma, nella sua abitazione, all’età di 90 anni, il giornalista e saggista Gino Agnese, figura centrale del giornalismo culturale italiano e profondo conoscitore dell’arte del Novecento. Nato a Napoli il 10 marzo 1936, Agnese aveva costruito una carriera lunga e riconoscibile, attraversando redazioni, istituzioni culturali e mondo accademico con uno sguardo sempre rivolto alla modernità artistica. Il suo nome resta legato soprattutto allo studio del Futurismo, di cui è stato tra i più autorevoli divulgatori, contribuendo a restituire una lettura organica e rigorosa delle sue figure più emblematiche.
Arrivato a Roma nel 1960 come redattore del Secolo d’Italia, Agnese è diventato negli anni una firma storica de Il Tempo, dove ha lavorato per oltre trent’anni come inviato speciale ed editorialista. La sua attività giornalistica si è estesa anche ad altre testate come Il Giornale, Il Resto del Carlino e il Messaggero Veneto, consolidando un profilo autorevole e riconosciuto. Il tratto distintivo del suo lavoro è stato unire la cronaca culturale a una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte nella società contemporanea.
Il racconto del Futurismo
Il contributo più significativo di Agnese resta quello dedicato allo studio e alla narrazione del Futurismo. Nel 1990 pubblicò “Marinetti, una vita esplosiva”, considerata la prima biografia completa del fondatore del movimento, mentre nel 1996 firmò “Vita di Boccioni”, ancora oggi unico lavoro biografico sistematico sull’artista. A queste opere si sono aggiunti negli anni altri saggi come “Boccioni da vicino”, “Marinetti Majakovskij” e, più recentemente, “Il colbacco di Boccioni”, uscito pochi mesi fa.
Attraverso questi lavori, Agnese ha costruito un ponte tra ricerca storica e divulgazione, rendendo accessibili figure complesse come Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni a un pubblico più ampio. Il suo approccio non era mai accademico in senso stretto, ma sempre narrativo e interpretativo, capace di restituire il clima culturale e umano in cui nacquero le avanguardie.
Il ruolo nelle istituzioni culturali
Accanto all’attività giornalistica e saggistica, Agnese ha avuto un ruolo rilevante nelle istituzioni culturali italiane. È stato presidente della Quadriennale di Roma dal 2002 al 2011, contribuendo a rafforzarne la struttura e garantendo una nuova sede a Villa Carpegna, dove sono stati collocati la biblioteca e l’archivio storico. In precedenza aveva ricoperto anche l’incarico di consigliere del Palazzo delle Esposizioni e delle Scuderie del Quirinale, partecipando alla definizione di importanti progetti espositivi.
Nel 1982 fondò la rivista internazionale “Mass Media”, dedicata agli studi sulla comunicazione, che per tredici anni ha rappresentato un punto di riferimento per studiosi italiani e stranieri. Tra i collaboratori figuravano nomi di primo piano come Derrick de Kerckhove, Gillo Dorfles e Andrej Tarkovskij, a testimonianza della capacità di Agnese di costruire reti culturali ampie e interdisciplinari. La rivista si distinse anche per le celebri “copertine d’autore”, realizzate da artisti come Alberto Burri e Bruno Munari, poi raccolte in una mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Con la scomparsa di Gino Agnese si chiude una stagione del giornalismo culturale italiano capace di coniugare approfondimento e divulgazione, rigore e passione. Resta il patrimonio di un lavoro che ha saputo raccontare il Novecento attraverso le sue avanguardie, senza mai separare la storia dall’esperienza viva degli uomini che l’hanno costruita.


