
È morto a 72 anni Ross “The Boss” Friedman, storico chitarrista e fondatore di Manowar e The Dictators. La scomparsa è arrivata a poche settimane dalla diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica, che aveva progressivamente compromesso la sua capacità di suonare. A confermare la notizia è stata la Metal Hall of Fame, che lo ha ricordato come una figura pionieristica e un ambasciatore globale del metal.
Una carriera tra punk e heavy metal
Friedman è stato tra i protagonisti assoluti della scena musicale internazionale, capace di attraversare e influenzare due generi fondamentali come punk e heavy metal. La sua carriera iniziò nei primi anni Settanta con i Dictators, gruppo fondato insieme ad Andy Shernoff, con cui contribuì a definire un suono diretto e innovativo.
Dopo le prime esperienze discografiche, il chitarrista si trasferì in Europa e collaborò con i Shakin’ Street, vivendo una fase di transizione che lo avrebbe portato verso il successo globale. Il punto di svolta arrivò nel 1980, quando durante il tour degli Black Sabbath conobbe Joey DeMaio grazie all’intermediazione di Ronnie James Dio.
L’epopea con i Manowar
Da quell’incontro nacquero i Manowar, una delle band più iconiche dell’heavy metal. Con loro, Friedman incise album diventati nel tempo veri e propri riferimenti del genere, come “Battle Hymns”, “Into Glory Ride” e “Hail To England”. Il suo stile chitarristico, potente e riconoscibile, contribuì a costruire l’identità sonora del gruppo e a influenzare intere generazioni di musicisti.
Dopo circa otto anni e sei album, la sua esperienza con la band si concluse alla fine degli anni Ottanta, subito dopo la registrazione di “Kings of Metal”. Nonostante l’uscita, il suo contributo rimase centrale nella storia del gruppo e del metal internazionale.
La malattia e l’ultimo periodo
Nelle settimane precedenti alla morte, a Friedman era stata diagnosticata la SLA, una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni e compromette progressivamente i movimenti volontari. La patologia aveva già inciso profondamente sulla sua vita, arrivando a impedirgli di suonare, elemento centrale della sua identità artistica.
In un messaggio diffuso durante una raccolta fondi, veniva raccontata la difficoltà di affrontare la malattia per un musicista che aveva sempre espresso sé stesso attraverso la chitarra. Nonostante questo, Friedman aveva continuato a mostrare la stessa determinazione che lo aveva accompagnato per tutta la carriera.
Un’eredità musicale duratura
Dopo l’esperienza con i Manowar, Friedman tornò a lavorare con i Dictators e diede vita a nuovi progetti, tra cui i Manitoba’s Wild Kingdom e i Brain Surgeons insieme ad Albert Bouchard. Nel corso degli anni collaborò con diverse band e proseguì anche un percorso solista, mantenendo sempre viva la sua impronta musicale.
La sua eredità resta oggi profondamente radicata nella storia della musica: un percorso che ha unito energia punk e grandiosità metal, lasciando un segno riconoscibile e duraturo in entrambi i mondi.


