
È morto David Riondino, figura originale e poliedrica della cultura italiana, scomparso domenica 29 marzo all’età di 73 anni nella sua abitazione di Roma. L’attore, musicista e autore toscano combatteva da tempo contro una grave malattia, che negli ultimi anni ne aveva progressivamente limitato l’attività pubblica. Con lui se ne va una voce capace di attraversare generi diversi, dalla satira alla poesia, mantenendo sempre uno stile riconoscibile e profondamente legato alla tradizione orale.
Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino aveva iniziato il suo percorso artistico negli anni Settanta, costruendo nel tempo una carriera articolata tra teatro, musica e televisione. La sua cifra distintiva era quella di un racconto ironico e colto, capace di fondere linguaggi popolari e riferimenti letterari, mantenendo uno sguardo critico sulla realtà contemporanea.
Una carriera tra musica, teatro e televisione
Nel corso della sua lunga attività, David Riondino ha firmato brani diventati iconici, come “Maracaibo”, e ha pubblicato numerosi album che univano narrazione e musica. Parallelamente, ha portato in scena spettacoli che mescolavano racconto teatrale, improvvisazione e canzone d’autore, contribuendo a rinnovare il linguaggio della performance dal vivo.
La sua presenza si è estesa anche alla radio e alla televisione, dove ha lavorato con artisti di primo piano come Dario Vergassola, Sabina Guzzanti e Stefano Bollani. Collaborazioni che testimoniano la sua capacità di muoversi tra registri diversi, mantenendo sempre una forte identità artistica.
Il progetto incompiuto della Scuola dei Giullari
Negli ultimi anni, Riondino aveva avviato un progetto a cui teneva particolarmente: la Scuola dei Giullari, un centro di formazione diffuso dedicato alla composizione di canzoni e alla valorizzazione della poesia orale. L’iniziativa mirava a creare uno spazio di trasmissione culturale tra tradizione e contemporaneità, recuperando l’arte del racconto cantato e reinterpretandola in chiave moderna.
La sua scomparsa lascia questo progetto incompiuto, simbolo di una visione artistica che guardava al futuro senza dimenticare le radici. Un’eredità che resta affidata a chi, nel suo percorso, ha incrociato il suo lavoro e ne ha condiviso lo spirito creativo.


