
L’editoria italiana e la città di Bologna perdono una delle figure più autorevoli e colte del panorama nazionale. La scomparsa di Federico Enriques, avvenuta nella tarda serata di martedì all’età di 84 anni, segna la fine di un’epoca per la casa editrice Zanichelli, marchio storico che ha accompagnato generazioni di studenti e studiosi attraverso i suoi manuali e i suoi prestigiosi dizionari. Enriques non è stato soltanto un capitano d’industria capace di traghettare una realtà ultracentenaria nelle sfide della modernità, ma anche un uomo dalle profonde passioni civili e politiche, capace di sedere tra i banchi del Senato della Repubblica senza mai smarrire quella sobrietà e quel rigore intellettuale che lo hanno contraddistinto per tutta la vita.
Una eredità culturale radicata nel tempo
La storia di Federico Enriques è indissolubilmente legata a una dinastia di intellettuali che ha segnato la storia scientifica del Paese. Suo nonno era il celebre matematico Federigo Enriques, uno dei massimi esponenti del pensiero positivista, mentre suo padre Giovanni aveva assunto la guida della Zanichelli dopo una significativa esperienza come direttore generale della Olivetti. Federico è cresciuto dunque in un ambiente dove l’innovazione tecnologica e la profondità del sapere umanistico e scientifico si fondevano costantemente. Laureato in Giurisprudenza e assistente del giurista Pietro Rescigno, Enriques scelse di dedicare la sua intera esistenza professionale all’azienda di famiglia, entrandovi nel 1965 e assumendone la direzione generale appena cinque anni dopo, mantenendo quel ruolo cruciale per oltre tre decenni.
Tra impegno civile e attività parlamentare
Oltre ai successi editoriali, Federico Enriques ha sempre manifestato un forte senso del dovere verso la comunità. La sua formazione affonda le radici nell’attivismo giovanile, quando collaborava con il giornale studentesco La Zanzara e presiedeva l’Unione goliardica bolognese. Questa vocazione lo ha portato, nel 2006, a candidarsi ed essere eletto senatore tra le fila dell’Ulivo in Emilia-Romagna. Durante la sua permanenza a Palazzo Madama, si è distinto per il lavoro svolto nelle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione Europea, portando la sua visione pragmatica e la sua competenza economica al servizio delle istituzioni. Nonostante l’impegno romano, il suo legame con Bologna non si è mai interrotto, rimanendo un punto di riferimento per il dibattito culturale cittadino anche dopo la conclusione dell’esperienza parlamentare nel 2008.
Innovazione e tradizione nell’editoria scolastica
Sotto la sua guida, la Zanichelli ha consolidato la propria posizione di leader nel settore dell’editoria scolastica e scientifica. Enriques ha saputo gestire con estrema lucidità la transizione verso il digitale, pur continuando a valorizzare i grandi classici del catalogo che hanno fatto la storia della scuola italiana. Opere monumentali come il Vocabolario Zingarelli, giunto al suo centenario, o manuali storici come il Pazzaglia e il Camera-Fabietti, hanno continuato a rappresentare lo standard dell’eccellenza didattica grazie alla sua capacità di rinnovarli costantemente. Nel suo libro Castelli di carte, pubblicato nel 2008, Enriques ha riflettuto proprio sul mestiere dell’editore, rivendicando con un pizzico di ironia il ruolo di chi deve saper fare ciò che gli altri non sanno o non vogliono fare per garantire la sopravvivenza della cultura.
Il passaggio di testimone e il futuro
Negli ultimi anni, Federico Enriques aveva progressivamente affidato la gestione operativa della casa editrice alla figlia Irene, pur mantenendo la carica di amministratore delegato e una presenza costante negli uffici di via Irnerio. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile non solo nella famiglia, ma in tutto il mondo della cultura italiana che vedeva in lui un esempio di imprenditorialità etica. La sua vita è stata una testimonianza di come si possa coniugare il successo aziendale con una rigorosa onestà intellettuale, mantenendo sempre dritta la barra in un mercato editoriale in continua e spesso convulsa trasformazione. Bologna e l’Italia intera salutano oggi un uomo che ha fatto del libro lo strumento principale per la crescita civile e democratica del Paese.


