
Il mondo del giornalismo e delle istituzioni è col fiato sospeso per le drammatiche notizie che arrivano dall’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma. Nella notte, un malore improvviso ha colpito Roberto Arditti, firma autorevole ed ex direttore del quotidiano Il Tempo, per il quale purtroppo è stata constatata la morte cerebrale. L’ultimo bollettino medico descrive un quadro clinico disperato: “L’uomo è sottoposto a un supporto intensivo delle funzioni vitali. La prognosi è strettamente riservata”. Una notizia che ha raggelato colleghi e amici di un uomo che, fin dagli esordi, ha saputo navigare con intelligenza tra i palazzi del potere e le redazioni più prestigiose del Paese. Nato a Lodi nel 1965 e formato alla Bocconi, Arditti ha iniziato la sua scalata giovanissimo nel gabinetto di Giovanni Spadolini, per poi diventare un pilastro della comunicazione politica e radiotelevisiva.
Cos’è la morte cerebrale
La morte cerebrale (o morte con criteri neurologici) rappresenta la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, compreso il tronco encefalico, che controlla i riflessi vitali e la respirazione autonoma. A differenza del coma o dello stato vegetativo, in cui permane un’attività elettrica o residua, la morte cerebrale è uno stato definitivo e legale di decesso. Un paziente in questa condizione può presentare un battito cardiaco e calore corporeo solo perché sostenuto artificialmente da macchinari e farmaci che pompano ossigeno ai tessuti, ma senza il supporto tecnologico il corpo cesserebbe ogni funzione immediatamente, poiché il “centro di controllo” del cervello è totalmente e irreparabilmente distrutto.
Per dichiararla ufficialmente, una commissione medica deve eseguire accertamenti rigorosi per un periodo stabilito per legge (in Italia solitamente 6 ore), verificando l’assenza di riflessi, di respiro spontaneo e di attività elettrica cerebrale tramite elettroencefalogramma piatto.
Una carriera tra testate storiche, Expo e grandi eventi
Il profilo di Arditti è quello di un professionista trasversale. Dopo l’esperienza con Spadolini, ha segnato un’epoca a RTL 102.5 come direttore delle news, conducendo lo storico format “L’indignato speciale” insieme ad Andrea Pamparana e Fulvio Giuliani. La sua capacità di leggere l’attualità lo ha portato poi a Rai 1 come autore di “Porta a Porta”, prima di assumere il ruolo di portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola durante il secondo governo Berlusconi. La direzione de Il Tempo, tenuta tra il 2008 e il 2010, è stata solo una delle tappe di un percorso che lo ha visto collaborare con Il Foglio, Linkiesta e insegnare giornalismo allo Iulm di Milano. Dal 2018 era il cuore pulsante di Formiche e Airpress, ricoprendo il ruolo di direttore editoriale per la società Base Per Altezza.
Oltre alla penna, Arditti è stato un fine stratega della comunicazione corporate. Molti lo ricordano come uno dei motori dietro il successo di Expo 2015, di cui ha guidato l’intera macchina informativa. Insieme a Swg aveva inoltre fondato Kratesis, società di consulenza dedicata ai dossier più delicati su sicurezza e relazioni internazionali. Un uomo che ha vissuto la notizia sempre in prima linea e che ora combatte la sua battaglia più difficile, lasciando un vuoto immenso in quella “scena” romana che per decenni ha contribuito a raccontare e plasmare.


