
A Napoli il Giovedì Santo non è soltanto un rito religioso, ma anche il giorno simbolo della zuppa di cozze, una tradizione radicata nella cultura popolare. Quest’anno, però, la festa si intreccia con le preoccupazioni per un aumento dei casi di epatite A, che ha alimentato timori e diffidenza verso il consumo di frutti di mare.
In questo clima di allerta, Assunta Pacifico, volto storico del locale ‘A figlia d’ ‘o Marenaro, sceglie di non arretrare. La sua linea è chiara: difendere la tradizione gastronomica garantendo al tempo stesso i massimi standard di sicurezza alimentare.
«La fiducia dei clienti è il mio fondamento», spiega la ristoratrice, ribadendo che la sicurezza alimentare resta una priorità assoluta. Nessuna rinuncia, quindi, alla zuppa di cozze, ma controlli rigorosi e processi certificati per tutelare la salute dei consumatori.
Il punto centrale è la cottura ad alte temperature. Il virus dell’epatite A, infatti, non sopravvive oltre determinate soglie: nei pentoloni del ristorante, le cozze vengono portate a temperature superiori agli 80 gradi, eliminando ogni rischio di contaminazione.
Ogni ingrediente della zuppa viene completamente cotto, trasformando quello che potrebbe sembrare un pericolo in un piatto sicuro. Una scelta che consente ai napoletani di rispettare anche il tradizionale “mangiar di magro” senza esporsi a rischi.
La zuppa di cozze ha una storia antica, che attraversa secoli di cultura partenopea. Secondo la tradizione, le sue origini risalgono alla corte di Ferdinando I di Borbone, detto “Re Nasone”, che durante la Quaresima cercava un compromesso tra devozione e piaceri della tavola.
Fu il frate Gregorio Maria Rocco a suggerire una versione più semplice dei piatti reali. Da lì, la ricetta si diffuse rapidamente tra il popolo, radicandosi nei quartieri storici tra Porta Capuana e via Foria.
Oggi la preparazione si è evoluta, arricchendosi con polpo, gamberi e scampi, ma mantenendo intatta la sua identità: una fresella imbevuta di brodo e insaporita dall’olio piccante, simbolo della cucina napoletana.
«Non scenderemo mai a compromessi sulla qualità», conclude Assunta Pacifico. Il suo messaggio è chiaro: tra controlli, normative e tradizione, la zuppa di cozze resta protagonista del Giovedì Santo, pronta a essere servita in sicurezza, per permettere a Napoli di vivere la sua festa senza paura.


