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Il governo del Movimento sexy (dei ministri adulteri) supera le peggiori apsettative: e non bastano i repulisti

Pubblicato: 02/04/2026 18:41

Doveva essere un serio governo di destra, legge e ordine, ma la legge mi sembra che la si rispetti poco,  e in quanto ad ordine sembra che ognuno faccia un po’ come gli pare, praticamente la parodia della parodia della satira di Guzzanti che prendeva in giro la Casa delle Libertà berlusconiana. L’ennesimo caso Piantedosi sembra peggio del caso Sangiuliano/Boccia. Sangiuliano era un giornalista RAI abituato ad un mondo frizzante, al  ministero si occupava di Cinema e Teatri, e poi era pure napoletano, vuoi che non gli scappasse una bella sceneggiata?

Partirono con Dio, patria e soprattutto famiglia, ma omissione sul fatto che era allargata, particolare non di poco per un elettorato anziano e conservatore. I politici non sono mai stati esenti da scandali sexy, ma qui il fenomeno si allarga a persone cooptate e non elette, che proprio per questo dovrebbero essere quelli irreprensibili. Da un Dalmastro te lo aspetti che possa adocchiare una giovane cameriera in una bisteccheria, ma ipotizzare un grigio “civil servant” come il Ministro dell’Interno, ministero delicatissimo, in cui non si può minimamente essere ricattabili, trasformarsi in “sexual servant” è onestamente un apice ineguagliabile nel contesto occidentale. Almeno Monica Levinsky all’inizio negava, la Boccia alludeva, ma non ammetteva, qui invece l’amante va in radio e spiattella tutto, peggio: si fa fare a quanto pare la domanda a cui lei, giornalista politicamente corretta, non può rispondere con una bugia. Si, è vero, tra noi c’è del movimento sexy. Che poi è una canzone di Ciccio Carere, la Bomba, che con il Viminale è come il formaggio sulla pasta col pesce. 

Meloni, che già sapeva tutto da un po’, derubrica a faccende personali, private, ma sa benissimo, per esperienza personale, che in politica nulla è privato. Certo non siamo allo scandalo di Marrazzo presidente della Regione Lazio, ma il Viminale è la centrale nervosa dello Stato, non è il Turismo della Santanchè. Da un lato la Meloni si sente attaccata personalmente, e difende le sue scelte, ma dall’altro deve valutare, più per il suo ruolo politico che amministrativo,  varie opzioni. Rimpasto contenuto, Meloni bis, urne anticipate. La sequenza di scandali ed inciampi, in un paese che stenta economicamente, in un quadro internazionale schiacciante, sta raggiungendo cifre parossistiche, e lei sembra ormai alla pompa di sentina per quante falle ha ormai la barca. Più che una crisi politica c’è una crisi di credibilità, proprio il totem su cui aveva costruito il governo. Lei la sera dovrebbe preoccuparsi di Trump e della Nato ormai morta, ed invece si deve occupare di mutande e bistecche. Certo che poi gli scappa l’improvvido messaggino al suo ex candidato sindaco La Vardera, a tipo io ti ho creato ed io ti distruggo. Solo che intorno c’è un cupio dissolvi, forse alcuni si sono montati la testa, altri erano semplicemente inadeguati. Ormai si deve occupare di tutto in prima persona, ci mancava pure la grana del calcio, ma non può certamente mandare Arianna a fare il Ct della nazionale. La verità è che conquistare il potere in Italia è molto più facile che mantenerlo. 

Intanto se la signorina vuole, che non è quella di Neffa, ma di Piantedosi,  può mettere in scena un’altra serie Netflix alla Romanzo Viminale. Quando fu per Sangiuliano erano altri tempi, e lei sembrava una matriarca solida e invincibile, oggi il mito dell’invincibilità dopo il referendum è caduto. Può bastare un movimento sexy a far cadere questo governo? Dipende da Conte, non quello dei 5stelle, e dal verso che lei darà a questa storia. Una proposta immediata, assunzione in RAI per merito al valore civile e riproposizione della legge sulla castrazione chimica, vecchio pallino della destra. Per stupratori e ministri.

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