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Madre e figlia morte avvelenate, nel sangue del marito Gianni Di Vita nessuna traccia di veleno

Pubblicato: 03/04/2026 12:01

La tragica vicenda di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, continua a far tremare il Basso Molise. Non è mai stato escluso che le due donne siano state avvelenate, e la procura di Campobasso mantiene aperto il fascicolo per omicidio colposo, con l’ombra di un duplice omicidio volontario che aleggia sull’inchiesta.

Subito dopo i decessi, la casa di Pietracatella è stata sequestrata, e dopo tre mesi resta sotto controllo dell’autorità giudiziaria. Nel frattempo, i pm avevano iscritto cinque medici nel registro degli indagati, mentre campioni biologici delle vittime sono stati inviati al centro Maugeri di Pavia, specializzato in tossicologia, per analisi approfondite sui capelli.

Le prime analisi sembrano escludere la presenza di veleno nel sangue del marito, Gianni Di Vita, ma gli inquirenti sottolineano che le indagini potrebbero già avere fornito elementi importanti sul possibile omicidio volontario. La sostanza sospetta, la ricina, è rarissima e non ha antidoto, aumentando la gravità della situazione.

I magistrati avevano disposto l’autopsia, affidando agli esperti il compito di valutare eventuali condotte di terzi che avrebbero potuto causare la morte delle due donne. L’autopsia sarà consegnata solo il 30 aprile, ma al momento la responsabilità dei medici sembra esclusa.

Nei prossimi giorni si svolgeranno nuovi interrogatori e un sopralluogo nella casa, ma i passaggi chiave sono legati al deposito della perizia del centro Antiveleni di Pavia, che finora è stata comunicata solo verbalmente al procuratore di Campobasso e sarà poi trasmessa alla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli.

La scoperta della ricina nei capelli delle vittime ha spinto la procura a trasformare il fascicolo in ipotesi di duplice omicidio premeditato, aprendo una nuova fase dell’inchiesta. La squadra mobile lavora per ricostruire chi possa aver procurato il veleno e come sia stato somministrato, probabilmente proprio nella casa di famiglia.

Saranno nuovamente sentiti il marito, la sorella Alice e amici o parenti, per approfondire voci di dissidi familiari e legami segreti emersi nei giorni successivi alla tragedia. Anche sui social e in paese le conversazioni sono riprese, con commenti e ipotesi che alimentano paura e tensione nella comunità.

Gli specialisti della Scientifica torneranno nell’abitazione alla ricerca di tracce della stessa ricina individuata nei corpi delle vittime. Intanto, i campioni del marito saranno inviati al centro Antiveleni di Pavia per accertamenti, in attesa di chiarire se vi sia stata esposizione o meno.

La pianta da cui si ricava la ricina si troverebbe anche in Basso Molise, e la sostanza, nota anche alle cronache e alla fiction televisiva, è stata storicamente utilizzata per omicidi e attentati. La vicenda resta sotto i riflettori, con la procura e la squadra mobile impegnate a scandagliare ogni possibile movente, contatti e acquisti anche sul dark web, per ricostruire la verità su un avvelenamento tanto raro quanto inquietante.

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