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Patto di stabilità, Giorgetti spinge per la sospensione: Bruxelles frena e gela il governo

Pubblicato: 04/04/2026 07:31

La guerra in Iran entra nelle stanze dell’economia europea e riapre una frattura che sembrava sopita: quella tra la necessità politica di spendere e i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lo dice senza girarci intorno: senza un cambio di scenario, la sospensione del Patto di stabilità sarà inevitabile. Non è una provocazione, ma una presa d’atto. Le risorse per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia si stanno esaurendo, mentre i prezzi continuano a salire sotto la spinta della crisi internazionale. È un equilibrio che si rompe, lentamente ma in modo sempre più evidente.

La risposta europea, però, arriva fredda e immediata. La Commissione europea chiarisce che la clausola di salvaguardia può essere attivata solo in presenza di una grave recessione a livello continentale. E, almeno per ora, Bruxelles non ritiene che questo scenario si sia ancora concretizzato. Una posizione che, di fatto, chiude la porta alla richiesta italiana e apre un problema politico prima ancora che economico: quello di un’Europa che si muove con tempi diversi rispetto alle emergenze percepite dagli Stati membri.

Il nodo energia e la pressione sui conti pubblici

Dietro le parole di Giorgetti c’è un’urgenza concreta. Il decreto approvato dal governo prevede uno stanziamento di 500 milioni per prorogare il taglio delle accise sui carburanti, pari a 24,4 centesimi al litro, fino al primo maggio. Una misura tampone, destinata però a esaurirsi rapidamente. Sul fronte delle bollette, invece, non sono stati ancora varati interventi strutturali, proprio per la mancanza di risorse disponibili.

Il rischio, ormai esplicito, è quello di un effetto domino. L’aumento dei costi energetici potrebbe trasferirsi sui beni alimentari, sui servizi e infine sui salari, alimentando una spirale inflattiva difficile da contenere. Le stime macroeconomiche indicano che l’impatto della crisi potrebbe essere più pesante rispetto ai primi mesi del conflitto, segnando un’accelerazione della pressione sui conti pubblici italiani.

Aiuti alle imprese e scontro politico interno

Nel tentativo di contenere gli effetti della crisi, il governo ha previsto anche misure a favore delle imprese, in particolare quelle esportatrici. Sono stati ampliati i finanziamenti agevolati fino a 5 milioni di euro, con tassi minimi dello 0,3%, e aumentata la quota di contributo a fondo perduto fino al 20%, che può arrivare al 30% per le piccole e medie imprese. Complessivamente, lo stanziamento raggiunge gli 800 milioni.

Ma il quadro politico interno resta teso. La maggioranza difende la linea dell’esecutivo, mentre le opposizioni attaccano. Dal Partito Democratico arriva l’accusa di navigare a vista, mentre il Movimento 5 Stelle parla apertamente di un governo che “insegue gli eventi”. Critiche anche dai sindacati e dalle associazioni di categoria: la Cgil definisce il decreto insufficiente, mentre Confcommercio segnala il rischio di collasso per il settore del trasporto professionale.

In mezzo, resta il nodo centrale: senza una flessibilità europea, l’Italia rischia di trovarsi con margini sempre più stretti per intervenire. E il confronto con Bruxelles, destinato a proseguire nei prossimi mesi, diventa così il vero terreno politico su cui si giocherà la partita economica del Paese.

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