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Social vietati agli under 15, il governo accelera: stretta senza precedenti sul digitale

Pubblicato: 06/04/2026 08:27

Il rapporto tra giovani e social network è diventato uno dei nodi centrali del dibattito pubblico italiano. Una presenza costante, quotidiana, quasi inevitabile, che ormai inizia sempre prima, spesso già durante gli anni delle scuole elementari. È dentro questa trasformazione silenziosa ma radicale che il governo prova a intervenire, scegliendo una strada netta: non regolamentare soltanto, ma limitare l’accesso in modo diretto.

Secondo quanto emerge da una prima bozza del provvedimento, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni starebbe lavorando a una norma che introduce un divieto chiaro: niente accesso ai social per chi non ha ancora compiuto i 15 anni. Una soglia che segnerebbe una discontinuità forte rispetto al passato italiano, ma che si inserisce in una tendenza già visibile in altri Paesi occidentali, dove il tema della tutela dei minori online è diventato prioritario.

Una legge che va oltre la tecnologia

La notizia, anticipata dal Corriere della Sera, riguarda un testo ancora in fase di definizione ma già discusso a livello politico. Il disegno di legge coinvolge direttamente figure chiave come il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, segnale che il tema viene affrontato non solo come questione tecnica, ma come scelta culturale e sociale.

Nel testo si parla esplicitamente di strumenti capaci di impedire l’accesso alle piattaforme digitali per gli utenti più giovani. Non si tratta quindi di semplici raccomandazioni o linee guida, ma di un intervento strutturato che punta a ridefinire il rapporto tra famiglia, scuola e digitale. Un terreno delicato, perché tocca abitudini ormai consolidate e un ecosistema che coinvolge milioni di utenti.

Il nodo delle piattaforme: non solo social

Il punto più controverso riguarda però la definizione utilizzata nella bozza. Il riferimento non è limitato ai classici social come TikTok o Instagram, ma si estende alle “piattaforme di condivisione video”. Una formula ampia che potrebbe includere anche servizi come YouTube, applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram, fino – almeno in teoria – a piattaforme di streaming.

Se questa interpretazione venisse confermata, l’impatto della norma sarebbe molto più esteso del previsto. Non si tratterebbe più soltanto di limitare l’uso dei social, ma di ridisegnare l’accesso dei minori a una parte significativa dell’intero mondo digitale. Proprio per questo, il testo definitivo sarà decisivo per capire dove si fermerà davvero la linea del governo e quali strumenti verranno utilizzati per rendere effettivo il divieto.

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Ultimo Aggiornamento: 06/04/2026 08:30

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