Vai al contenuto

“Fermateli, le mani no!”. Shock in Parlamento, tra i due big del partito finisce in rissa

Pubblicato: 09/04/2026 16:59

Un voto che doveva essere solo una casella da spuntare e, invece, ha acceso una miccia. In Parlamento, dentro lo stesso partito, la tensione è salita fino a sfiorare la rissa: “Alfieri e Sensi sono quasi venuti alle mani”.

Al centro di tutto c’è l’elezione di Maurizio Gasparri alla guida della Commissione Esteri, e soprattutto quei quattro voti che, stando alle ricostruzioni, sarebbero arrivati dal Pd nonostante l’indicazione ufficiale fosse un’altra: astenersi.

Tutto parte dal voto in commissione esteri

Secondo quanto emerso, la sorpresa non è stata solo il risultato finale, ma il “come” ci si è arrivati. Quattro preferenze favorevoli a Gasparri sarebbero state espresse da esponenti dem, facendo esplodere malumori già presenti e trasformando una dinamica interna in un caso politico.

Nel giro di poche ore, la vicenda ha iniziato a pesare sui rapporti tra correnti: un mix di sospetti, accuse e nervi scoperti che ha reso l’atmosfera sempre più incandescente.

Partito Democratico: tensione interna dopo il voto in Commissione Esteri

Tensione in aula, cosa è successo

La resa dei conti, secondo quanto riferito, è arrivata durante un’assemblea interna. Qui il capogruppo Pd in commissione, Alessandro Alfieri, avrebbe messo sul tavolo la questione senza giri di parole, parlando di “ordini violati”. Una formula che, in politica, suona come una sirena d’allarme.

Da lì, il confronto si è fatto durissimo, con le varie anime del partito finite faccia a faccia. Un passaggio che ha spostato il caso dal piano procedurale a quello personale, dove ogni parola pesa il doppio.

Elly Schlein: lo scontro nel Pd dopo il caso Gasparri

Il faccia a faccia tra Alfieri e Sensi

A intervenire con decisione è stato anche Filippo Sensi, vicino alla segretaria Elly Schlein. Invece di concentrarsi sui voti “incriminati”, Sensi avrebbe spinto in una direzione netta: invitare Alfieri a dimettersi. Un attacco frontale che ha contribuito ad alzare ulteriormente la temperatura dello scontro.

Poi il punto di rottura: tra i banchi di Palazzo Madama la tensione sarebbe degenerata in una quasi rissa. Secondo i racconti di chi era presente, “Alfieri e Sensi sono quasi venuti alle mani”, tanto che qualcuno pare abbia detto: “Fermateli, le mani no”.

Il tentativo di mediazione e la frattura che resta

Nel corso del dibattito, anche Alfredo Bazoli ha provato a smorzare i toni con una lettura più istituzionale: “forse c’è stato un errore di comunicazione interna”. Un tentativo di mediazione che, però, non avrebbe prodotto l’effetto sperato, lasciando sullo sfondo un nervosismo palpabile.

Alfieri, dal canto suo, ha ribadito che l’indicazione di astenersi su Gasparri era stata chiarissima e senza margini di ambiguità. Una linea che ha irrigidito il confronto, mettendo ancora più in evidenza lo scontro tra correnti.

I nomi dei quattro voti e la coda politica

A complicare il quadro sono arrivate anche le parole di Sensi, che ha parlato apertamente di “imboscata ai riformisti”, aggiungendo che si trattava di “un regolamento di conti tra correnti che non c’è stato. I 4 che hanno votato Gasparri, sono tutti di aree diverse”. Una frase che fotografa il livello di diffidenza interna.

Infine, secondo quanto ricostruito, i quattro parlamentari finiti al centro della polemica sono Pier Ferdinando Casini, Francesca La Marca, Silvio Franceschielli e Graziano Delrio. Una vicenda che lascia strascichi pesanti e che rischia di segnare a lungo gli equilibri interni del Pd.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure