
Massimo Cacciari torna a far parlare di sé con parole nette e senza giri di frase. Dopo il risultato del referendum sulla giustizia, il filosofo ed ex sindaco di Venezia critica la lettura “trionfalistica” che, a suo dire, una parte del centrosinistra avrebbe provato ad accreditare.
Il punto, secondo Cacciari, è semplice: quel voto non sarebbe affatto una “vittoria politica” paragonabile a un successo elettorale, né tantomeno un segnale automatico di consenso verso un’alternativa di governo.
Referendum e realtà: perché non è una “vittoria”
Nella sua analisi, Cacciari mette in discussione l’idea che l’esito del referendum possa essere trasformato in una bandiera politica. Per lui, il risultato non autorizza letture che lo presentino come un passaggio decisivo verso un cambio di maggioranza.
È una posizione che, inevitabilmente, riaccende la discussione su come la politica racconta i numeri e su quanto certe interpretazioni riescano davvero a parlare a chi vota (o sceglie di non farlo).
“Primarie inutili senza un progetto”
Cacciari punta poi il dito contro il dibattito nel cosiddetto campo largo, criticando la corsa alle primarie partita subito dopo il referendum. A suo giudizio, è un tema che interessa poco l’elettorato, soprattutto quando manca una visione condivisa.
“Primarie inutili senza un progetto”: il messaggio è diretto e ruota attorno a un nodo che per lui resta centrale, cioè l’assenza di un programma chiaro e unitario capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione.
Divisioni su temi chiave
Nel mirino finiscono soprattutto le differenze su questioni centrali, dalla politica estera fino alle scelte economiche. Per Cacciari, posizioni così divergenti rendono difficile costruire un’alternativa credibile.
Le distanze, aggiunge, emergono anche su fisco e politiche sociali: visioni molto diverse su come reperire risorse e su come sostenere il welfare finiscono per complicare qualsiasi tentativo di sintesi.
“Contraddizioni che allontanano gli elettori”
Il filosofo sottolinea che queste incoerenze rischiano di pesare sulla credibilità del centrosinistra agli occhi degli elettori, alimentando l’idea di una linea politica incerta e poco coerente.
In un passaggio particolarmente critico, osserva come diventi difficile attrarre nuovi consensi, soprattutto tra i giovani, se le posizioni cambiano frequentemente su temi internazionali e strategici.
Una coalizione ancora da costruire
Il quadro che emerge è quello di una coalizione ancora lontana dall’essere compatta. Più che un progetto comune, secondo l’analisi, esisterebbe soprattutto una convergenza contro l’attuale governo.
E se il problema resta irrisolto, avverte Cacciari, il rischio è che questa fragilità pesi sulle prossime sfide elettorali e sulla capacità di presentarsi come alternativa solida e credibile.


