
“Lo rivoglio tra le mie braccia. Ditemi che è solo un brutto sogno”.
La voce di Sara Tognocchi è rotta dal pianto. È stata lei a vedere per prima l’aggressione che nella notte tra l’11 e il 12 aprile è costata la vita a Giacomo Bongiorni, 47 anni, nel centro storico di Massa. Con lui c’era anche il figlio di undici anni, che ha assistito alla scena.
La coppia stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa in Piazza Palma, uno dei ritrovi più frequentati dai giovani della città. Era passata da poco l’una di notte quando, secondo le prime ricostruzioni, alcuni ragazzi – molti giovanissimi, alcuni minorenni – hanno iniziato a lanciare bottiglie di vetro contro le vetrine dei locali.
Il cognato di Bongiorni avrebbe cercato di fermarli. Da lì la lite, poi l’aggressione.
L’aggressione e la caduta
Il gruppo si sarebbe scagliato contro l’uomo colpendolo ripetutamente. A quel punto è intervenuto Bongiorni nel tentativo di difenderlo. Anche lui però è stato colpito.
Le versioni su quanto accaduto nei secondi successivi non sono ancora chiare. Alcuni parlano di un pugno o di una spinta che lo avrebbe fatto cadere a terra, altri di un calcio alla testa quando era già a terra. L’unico elemento certo è la caduta e il successivo arresto cardiaco.
Bongiorni non si rialzerà più.
La chiamata ai soccorsi parte all’1.25. L’ambulanza arriva poco dopo e i sanitari tentano a lungo la rianimazione. Ma non c’è nulla da fare: il medico può solo constatare il decesso.
Il racconto della compagna
Sara Tognocchi ha assistito a tutta la scena. Il suo racconto è quello di una notte trasformata in tragedia in pochi minuti.
“Eravamo nella piazza, li hanno circondati e picchiati. Ho iniziato a chiedere aiuto”, ha raccontato la donna a Repubblica.
Accanto a lei c’era il figlio di Giacomo, che cercava disperatamente di rialzare il padre da terra.
“Il bambino provava ad alzarlo, ma non si muoveva. Io sono scappata con lui per metterlo in salvo”.
Il ragazzino è stato poi ricoverato in ospedale sotto shock.
La coppia stava progettando il futuro. “Dovevamo sposarci”, ripete la donna tra le lacrime. “Non si può morire così”.
Le indagini dei carabinieri
Ora spetta ai militari dell’Arma dei Carabinieri ricostruire esattamente cosa sia accaduto. Nella piazza sono presenti numerose telecamere di videosorveglianza e diversi testimoni sono stati già ascoltati.
Alcuni giovani coinvolti sono stati identificati e portati in caserma per essere interrogati. Poiché tra loro ci sarebbero anche minorenni, l’inchiesta della Procura di Massa procede insieme alla magistratura minorile. Un magistrato è arrivato anche da Genova per coordinare gli accertamenti.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche materiali ritenuti utili alle indagini, tra cui video girati durante l’aggressione.
La città sotto shock
La morte di Bongiorni ha sconvolto l’intera comunità. Il sindaco Francesco Persiani ha parlato di “violenza inaudita aggravata da motivi futili” e ha espresso il cordoglio della città.
In Prefettura è stato convocato un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Tra le misure allo studio ci sono chiusure anticipate dei locali a Massa e Carrara e un rafforzamento dei controlli nelle zone della movida.
“Un ragazzo d’oro”
A Mirteto, il quartiere dove Bongiorni era cresciuto, il dolore è palpabile. “Era un ragazzo d’oro, dolcissimo e sorridente”, racconta a Il Tirreno Carlo Briglia, ex presidente della squadra di calcio San Vitale Candia, dove Giacomo aveva giocato da portiere da giovane.
Amava il calcio ed era tifoso della ACF Fiorentina. L’altra sua grande passione erano i boschi e la raccolta dei funghi.
“Era uno che aiutava sempre tutti”, ricorda un amico. “Morire così è inaccettabile”.
Intanto Sara Tognocchi continua a ripetere le stesse parole, come se cercasse di svegliarsi da un incubo:
“Ditemi che è solo un brutto sogno”.


