
Il tema delle primarie torna al centro del dibattito nel centrosinistra, in vista delle elezioni politiche del 2027. La coalizione allargata – il cosiddetto “campo largo” – non ha ancora sciolto il nodo su come scegliere il proprio candidato alla guida del governo. Ma per le primarie una possibile finestra temporale inizia a delinearsi: tra gennaio e febbraio 2027, con il ritorno ai gazebo e al coinvolgimento diretto degli elettori.
Una scelta tutt’altro che scontata, che riflette divisioni profonde tra le diverse anime della coalizione, ancora alla ricerca di un equilibrio tra leadership, identità politica e strategia elettorale.
Il duello Schlein-Conte e il ruolo dei partiti
Al momento, il confronto principale si gioca tra Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, e Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Due figure con visioni diverse del campo progressista e con basi elettorali che, pur convergendo su alcuni temi, restano distinte.
Il Partito Democratico spinge per una leadership che emerga dal partito più forte o, in alternativa, da primarie aperte. Il Movimento 5 Stelle, invece, ha più volte sottolineato la necessità di evitare personalismi prematuri, puntando prima su un programma condiviso. In questo contesto, la scelta dello strumento – primarie sì o no – diventa anche una questione politica, oltre che organizzativa.
E a proposito di primarie, Giuseppe Conte ha detto oggi: “Stabiliremo le regole, saranno primarie aperte, non del Movimento 5 stelle, del Pd e di Avs, non devono essere primarie di partito, devono essere primarie che consentono a tutti di poter, condividendo un programma che si sa già, partecipare liberamente, e anche a chi non è iscritto. Ma ne parleremo…”
L’area centrista cerca un volto: il lavoro sottotraccia di Renzi per la pupilla Silvia Salis
A complicare ulteriormente il quadro c’è il ruolo dell’area centrista, spesso definita “Casa riformista”, che punta a ritagliarsi uno spazio autonomo all’interno della coalizione. In questo scenario si inserisce la figura di Silvia Salis, sindaca di Genova ed ex vicepresidente del Coni, indicata da Matteo Renzi come possibile candidata.
Renzi, tra i principali sostenitori della sua eventuale discesa in campo, vede in Salis una figura capace di dare identità e visibilità a un’area politica ancora priva di una leadership riconosciuta. La sua candidatura rappresenterebbe, nelle intenzioni dei riformisti, un tentativo di riequilibrare il confronto interno tra le anime più strutturate della coalizione. Il lavoro sottotraccia dell’ex premier è iniziato da tempo: il senatore di Rignano vuole tornare protagonista e lancia la sua pupilla. Il vero obiettivo? Silurare Schlein e Conte e con loro tutta l’ala sinistra del campo largo, per riportare la coalizione verso l’area nevralgica del centro.
Le parole di Salis a Bloomberg e la strategia dell’attesa
Intervistata da Bloomberg, Salis non ha escluso l’ipotesi di una candidatura, lasciando aperta la porta a un eventuale coinvolgimento diretto nella sfida contro Giorgia Meloni. “Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione”, ha dichiarato, confermando l’esistenza di una riflessione in corso.
Allo stesso tempo, la sindaca di Genova mantiene una posizione prudente. Prima di prendere una decisione definitiva, intende valutare attentamente il proprio peso elettorale attraverso i sondaggi, per capire il livello di consenso tra gli elettori del campo progressista e la reale sostenibilità di una candidatura.
Primarie come punto di equilibrio o terreno di scontro
Il ritorno alle primarie potrebbe rappresentare una soluzione per legittimare la leadership e ricomporre le tensioni interne, ma comporta anche rischi. Una competizione troppo accesa potrebbe accentuare le divisioni, soprattutto se dovessero emergere più candidati forti provenienti da aree diverse della coalizione.
Il campo largo si trova quindi davanti a un bivio: scegliere un leader attraverso un processo partecipato, accettando però il confronto interno, oppure tentare una sintesi politica più controllata, con il rischio di lasciare irrisolte le tensioni. In entrambi i casi, il percorso verso il 2027 appare ancora lungo e incerto.


