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L’attacco al Papa di Trump e l’errore Maga strategico

Pubblicato: 15/04/2026 12:06

Quando un vecchio Hardware, arrugginito e scadente di lessico e cultura, incontra un software AI che c’è dai tempi della creazione, il vecchio Hardware è un ferro morto. Parafrasando Sergio Leone, che conosceva l’America forse più di noi, è quello che sta succedendo al vecchio Donald Trump rispetto a Papa Prevost.

Il lessico soprattutto è miserevole, le frasi sgrammaticate di uno che non conosce né consecutio temporum né logos. Avrà pure studiato ad Harvard, ma evidentemente non ha seguito i corsi giusti, e con i soldi di papà, e volendo scappare al Vietnam, si sarebbe iscritto ovunque. Quello che lui non capisce è che il discorso del Papa, un discorso fatto con toni ed educazione nettamente differente, non è rivolto a lui, che è solo un terminale del sistema, ma alla piattaforma software retrostante a lui.

Il software del Papa è chiaro, millenario ma sempre attuale, si chiama Nuovo Testamento, e parla di verità contro fake news, di eguaglianza contro le diseguaglianze, di pace avversa alle guerre, di poveri, soprattutto di poveri impoveriti da un turbocapitalismo. Date a Cesare quel che è di Cesare, ma a Dio quel che è di Dio. Il vero errore della strategia magari è questa revangelizzazione con la confusione trabpotere e religione, facendo una crasi in cii ol potere presidenziale americano assume i caratteri di religiosità l. Da qui l’imposizione delle mani benedicente dei pastori evangelici alla Casa Bianca.

Fa parte della strategia ideologica di Bannon e soci, Dio è con noi, come dice Putin per la sua operazione militare in Ucraina che ascolta le surene laiche e debosciate occidentali. Come soprattutto faceva scrivere Hitler sui cinturoni della Wermacht tedesca: Got mit uns. Piena simbologia di una teocrazia temporale. Trump con il suo ego a livello planetario superiore ai grandi dittatori del passato vuole mettere Dio, con la sua effige, sul dollaro, e questo è non solo contro i cattolici, ma contro la Cristianità di cui si ammanta. Il “faremo un sacco di soldi”, dopo che dalle basi e portaerei americane ha bombardato l’Iran, è la peggiore percezione possibile della devianza del Capitalismo.

I dazi che lui ha messo per taglieggiare gli altri Paesi sono l’esatto contrario della 1° comandamento di Adam Smith sulla circolazione della ricchezza. La ricchezza per aumentare deve circolare, con varie regole redistribuitive, oggi invece assistiamo alla iper concentrazione della ricchezza in pochissime mani. Che è esattamente il cosiddetto software che sta dietro l’amministrazione Trump. Il pensiero totalitario di un altro impero aggressivo e portatore di sventura, quello sovietico, fu messo all’indice e poi abbattuto non da missili o divisioni corazzate, ma da un uomo che veniva esattamente dalla Cortina di ferro. Come oggi Prevost che viene da una delle culle, non solo della costruzione del capitale, ma anche dalla formazione del Capitalismo. La famosa scuola di Chicago, città natale del Papa, fucina di Nobel, tutto sosteneva tranne le politiche dell’attuale governo Usa. Il pensiero economico, basico e sterile, dal punto di vista socio-economico, è appunto facciamo un sacco di soldi, noi pochi, quattro gatti, a discapito di molti, miliardi di persone.

A questo pensiero è rivolta la missione papale, perché porta guerre e diseguaglianze. Trump è solo un narcisistico client, in termini hardware, di un sistema, che incidentalmente, rispetto alla Storia, si trova in mezzo. E quindi attacca il Papa perché pensa che sia un attacco alla sua persona, sottovalutando il Papa,  la Chiesa ed il messaggio, e sopravvalutando, in maniera neurologicamente preoccupante, se stesso. L’unica immagine AI che potrebbe postare di se stesso sarebbe quella di lui vestito da Napoleone con un dito nell’orecchio, che allerterebbe immediatamente la Società Americana di Psicanalisi.

Attaccando la Chiesa, evocando tramite i suoi sgherri Avignone, l’unica umiliazione del Vaticano in 2000 anni di Storia, chiedendo alla Chiesa di Roma di rimangiare il suo pensiero,  spirituale e non secolare, Trump di fatto vuole, ne ha incredibilmente i tratti, paragonarsi al capetingio Filippo il Bello, re di Francia. Fu lui a umiliare la Chiesa facendo spostare il papato ad Avignone, e ad arrestare tutti i Templari. Non gli finì bene, sul patibolo Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, lo maledisse prima di morire, era il 1314. Il Re di Francia, che per potenza era gli Usa di oggi, morì in quello stesso anno, i suoi tre figli maschi che gli succedettero durarono pochissimo e non lasciarono eredi, e cosi si estinse una dinastia,  i capetingi di Carlo Magno, che aveva imperato per tre secoli in tutto il vecchio mondo. Questo gravissimo errore che ha fatto Trump rischia di avere gli stessi ferali risultati.

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