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Crisi energetica, c’è la soluzione: il big la spiega così. Cosa succede

Pubblicato: 15/04/2026 17:05

La crisi energetica globale impone una revisione profonda delle strategie europee e italiane. È questa la convinzione di Chicco Testa, imprenditore ed esperto di politiche energetiche, che in un’intervista a Il Riformista invita la politica a uscire dalla logica dello scontro permanente. Secondo Testa, il momento attuale non consente più divisioni ideologiche: “Questa crisi energetica impone un riposizionamento complessivo dell’Europa e dell’Italia”, afferma, denunciando come il dibattito pubblico sia oggi dominato più dalle polemiche che da soluzioni concrete.

Il contesto internazionale, segnato da tensioni continue – dall’Ucraina al Medio Oriente fino alla crisi nello Stretto di Hormuz – rende il quadro ancora più instabile. Testa parla apertamente del rischio di una stagflazione, con crescita bloccata e inflazione alta, sottolineando come le turbolenze geopolitiche si traducano rapidamente in problemi quotidiani per famiglie e imprese. In questo scenario, la contrapposizione politica diventa un lusso che il Paese non può permettersi, mentre sarebbe necessario un approccio più unitario, soprattutto sui temi strategici.

Energia come terreno comune

Per Testa, proprio l’energia dovrebbe diventare il primo ambito di collaborazione tra maggioranza e opposizione. Si tratta, spiega, di una materia che richiede scelte di lungo periodo, stabilità e condivisione, evitando il continuo cambio di strategia a ogni legislatura. “Non si può ribaltare tutto ogni volta”, osserva, criticando un sistema in cui le politiche energetiche cambiano continuamente direzione, senza una linea chiara e coerente.

L’ex presidente di Enel richiama anche il modello francese, dove – nonostante le divisioni politiche – esiste una convergenza sulle grandi scelte energetiche, a partire dal nucleare. Un esempio che, secondo Testa, dimostra come sia possibile conciliare il confronto politico con una visione strategica condivisa, soprattutto in un settore vitale per la competitività del Paese.

Il nodo delle risorse interne: “L’Italia smetta di rinunciare a quello che ha”

Il punto più netto dell’intervista riguarda però l’utilizzo delle risorse nazionali. Testa invita l’Italia a superare una storica ritrosia e a sfruttare ciò che già possiede: “L’Italia deve smettere di rinunciare alle risorse che ha in casa. Nei nostri mari, il gas c’è. Sfruttiamolo”, afferma, citando l’esempio di altri Paesi del Mediterraneo come Croazia, Grecia, Cipro e Israele, che hanno già intrapreso questa strada.

Secondo questa visione, la diversificazione delle fonti resta fondamentale, ma non può tradursi in un rifiuto ideologico di alcune opzioni. Testa non esclude nemmeno, in prospettiva, un ritorno parziale al gas russo, integrato in un sistema più ampio e meno dipendente da singoli fornitori. Il dato di partenza, del resto, è chiaro: oggi circa il 75% dei consumi energetici italiani è ancora legato ai combustibili fossili, una realtà che non può essere ignorata nella transizione.

Rinnovabili e limiti della transizione

L’analisi si estende infine al ruolo delle energie rinnovabili. Pur riconoscendone l’importanza, Testa sottolinea i limiti legati alla disponibilità e alla rapidità di sviluppo. I consumi energetici sono in crescita, trainati da nuove esigenze – dai data center alle auto elettriche – e non possono essere soddisfatti, almeno nel breve periodo, esclusivamente con fonti intermittenti.

Per questo motivo, insiste sulla necessità di una strategia realistica e immediata: “Siamo tutti bravi a trovare soluzioni da qui a cinquant’anni. Il problema è ora”. Una frase che riassume il senso dell’intervento: meno ideologia, più pragmatismo, e soprattutto una visione condivisa che consenta all’Italia di affrontare una delle sfide più complesse del presente.

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