
Il duello televisivo consumatosi nello studio di Porta a Porta tra il padrone di casa, Bruno Vespa, e l’esponente del PD Giuseppe Provenzano, continua a sollevare un polverone mediatico che non accenna a placarsi. Quella che doveva essere una normale dialettica politica si è trasformata in uno scontro frontale quando una battuta di Provenzano sull’orientamento politico del conduttore ha fatto saltare i nervi al giornalista. Vespa, visibilmente infastidito, aveva reagito con estrema durezza, pretendendo rispetto per la propria figura e per la storica trasmissione di Rai 1. Ma se davanti alle telecamere la tensione era palpabile, è ciò che è accaduto a microfoni spenti a delineare i contorni di un gelo che appare ormai definitivo. Pare infatti che, subito dopo la registrazione, il celebre presentatore sia letteralmente “sparito”.
Il “giallo” del post-trasmissione e il silenzio di Verona
Secondo quanto emerso dalle indiscrezioni circolate nei corridoi della politica, riportate anche da testate come La Repubblica, Provenzano avrebbe confidato ai colleghi di aver tentato un chiarimento immediato con il conduttore, senza però trovarne traccia. “Quando è finita la trasmissione Vespa è sparito”, avrebbe dichiarato l’ex ministro, sottolineando l’impossibilità di avere un confronto civile dopo la sfuriata in diretta. La tesi di un Vespa intenzionato a troncare ogni rapporto sembra trovare conferma anche nei recenti eventi pubblici. Intercettato durante il Vinitaly di Verona, il giornalista è stato incalzato sulla questione, ma ha scelto la via del mutismo selettivo.
A testimoniare l’imbarazzo è un video diventato virale in cui Vespa, alla domanda diretta sul suo rapporto attuale con l’esponente dem, liquida l’interlocutore con un secco “Grazie, grazie…”, allontanandosi velocemente e facendo finta di nulla. Questo atteggiamento schivo sembra confermare che la ferita sia ancora aperta e che il conduttore non abbia alcuna intenzione di concedere rami d’ulivo. La querelle, nata da una scintilla in studio, si è ormai trasformata in un caso di “diplomazia interrotta” che agita i vertici di Viale Mazzini e diverte i social.

