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“Meloni è colpa tua!”. Scontro furioso in Parlamento: intervengono i commessi

Pubblicato: 17/04/2026 11:55

Il percorso parlamentare del decreto Sicurezza entra nella fase decisiva dopo il via libera dell’Aula del Senato, che ha approvato il disegno di legge di conversione con 96 voti favorevoli e 46 contrari. Il provvedimento, ora, si prepara a un passaggio rapido alla Camera dei deputati, dove è atteso l’esame finale entro i termini previsti per la conversione in legge.

Un iter serrato, scandito da tempi parlamentari ridotti e da un clima politico particolarmente acceso, che riflette la forte contrapposizione tra maggioranza e opposizioni su un testo destinato a incidere su diversi ambiti della sicurezza pubblica e dell’ordine pubblico.
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Iter alla Camera e tempi per l’approvazione finale

Dopo l’ok di Palazzo Madama, il decreto Sicurezza prosegue il suo cammino alla Camera, dove dovrà essere convertito in legge entro il termine del 25 aprile. Il calendario dei lavori prevede un esame rapido in commissione Affari costituzionali e l’avvio della discussione generale in Aula a partire da martedì 21 aprile alle ore 9.

Secondo la programmazione definita dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, il dibattito si aprirà con la presentazione e la votazione delle pregiudiziali di costituzionalità, seguite dalla richiesta del governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento.

Il giorno successivo, intorno a mezzogiorno, sono previste le dichiarazioni di voto, mentre le votazioni dovrebbero partire nel pomeriggio, intorno alle 13.30. Successivamente si passerà all’esame degli ordini del giorno, che potrebbero allungare i tempi se presentati in numero elevato, rappresentando uno strumento di pressione da parte delle opposizioni.

Al momento, tuttavia, resta ancora incerta la data definitiva di approvazione, che potrebbe slittare di qualche giorno, con un possibile arrivo del via libera finale entro giovedì.

Le misure contenute nel decreto Sicurezza

Il testo introduce una serie di interventi che riguardano la gestione dell’ordine pubblico e la prevenzione dei reati. Tra le principali novità figura il fermo preventivo di 12 ore per soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi in vista di manifestazioni o cortei.

È prevista inoltre l’introduzione del cosiddetto “scudo” per gli agenti, esteso anche a coloro che, pur avendo commesso un reato nell’esercizio delle proprie funzioni e in presenza di cause di giustificazione, risultano iscritti in un apposito registro degli indagati.

Il provvedimento interviene anche sul fronte della stretta sui coltelli, con nuove restrizioni, e sulle procedure di rimpatrio dei migranti, rafforzando gli strumenti a disposizione delle autorità competenti in materia di sicurezza e controllo del territorio.

Le proteste delle opposizioni in Aula

Il decreto, varato dal governo il 24 febbraio, ha incontrato una forte opposizione da parte delle forze di centrosinistra, che hanno presentato oltre 1000 emendamenti in commissione Affari costituzionali e un numero analogo durante il passaggio in Aula.

Dopo il voto al Senato, i parlamentari dell’opposizione hanno inscenato una protesta esponendo cartelli con scritte come “Governo Meloni: meno sicurezza meno diritti” e “Governo Meloni: zero risorse zero sicurezza”. Un gesto che ha provocato l’intervento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha disposto la rimozione dei cartelli tramite i commessi.

Il confronto politico resta quindi particolarmente acceso, mentre il provvedimento si avvia verso la fase finale del suo iter legislativo, destinato a diventare uno dei temi centrali del dibattito parlamentare delle prossime settimane.

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