
Il confine tra l’analisi scientifica del crimine e la pressione mediatica si fa sempre più labile, trasformando i protagonisti delle aule di tribunale in figure costantemente sotto la lente d’ingrandimento dell’opinione pubblica. In un mondo dove la credibilità si costruisce e si distrugge a colpi di interazioni digitali, le dinamiche di potere tra esperti del settore possono degenerare in scontri che superano la dialettica professionale. Quando la competizione per la verità giudiziaria scivola nel piano personale, le ripercussioni coinvolgono non solo le carriere, ma anche la sfera privata, attivando circuiti di comunicazione paralleli dove il confine tra critica e vessazione diventa oggetto di minuziose verifiche da parte degli inquirenti. La complessità di questi intrecci, alimentata da una visibilità incessante, obbliga a riflettere su come la narrazione del male possa, a volte, riflettersi negli stessi ambienti chiamati a interpretarlo, generando spirali di conflittualità che finiscono per occupare i faldoni delle procure in un gioco speculare di accuse e difese.
Ombre digitali: l’inchiesta tra Cagliari e Roma
Il panorama della criminologia italiana è scosso da un’indagine che vede la nota studiosa Roberta Bruzzone indagata per stalking di gruppo. Secondo la Procura di Cagliari, l’attività persecutoria sarebbe stata diretta verso la collega Elisabetta Sionis, psicologa forense e giudice onorario, e avrebbe coinvolto anche tre collaboratori: Monica Demma, il biologo Giovanni Langella e Marzia Mosca, conosciuta sul web come “Santanico”. L’accusa ipotizza un sistema durato “almeno tre anni” caratterizzato da attacchi sistematici, allusioni sessuali e “fotomontaggi del viso della persona offesa”. Pronta la replica di Bruzzone, che “respinge totalmente le accuse” sostenendo che sia invece la controparte a essere sotto indagine a Roma per calunnia e diffamazione ai suoi danni.
Il fascicolo, ora trasmesso a Roma per competenza, contiene un imponente hard disk da due terabyte con chat dai toni pesantissimi. Nelle trascrizioni, Sionis viene definita come un bersaglio dalla “miserabile esistenza” e “in putrefazione”. Gli inquirenti sospettano l’esistenza di un metodo volto a demolire la credibilità degli avversariattraverso profili fake, per influenzare mediaticamente le inchieste di cronaca più rilevanti. Tra i messaggi privati emergono frasi inquietanti come “Io spero in un bel malaccio che se la porti via”, commento attribuito alla Bruzzone in risposta a uno sfogo di Langella, il quale scriveva: “La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci”.
Tutto sarebbe nato nel 2017 dal caso della morte di Manuel Piredda, in cui una consulenza di Sionis portò alla riapertura delle indagini sulla moglie Valentina Pitzalis. Bruzzone ha ricostruito la vicenda su Facebook, spiegando che la sua posizione è una difesa della Pitzalis contro tesi definite “surreali”. Mentre la battaglia legale prosegue tra querele e controquerele, si registra una rettifica importante: la Corte d’appello di Cagliari ha recentemente disposto l’annullamento della sentenza di condanna a carico di Lucio Carmelo Lipari, presunto collaboratore della criminologa, trasferendo anche in questo caso gli atti a Roma per ragioni di competenza territoriale.


