Vai al contenuto

Trump diventa un Lego nei video dall’Iran: il MAGA deriso dai MIGA

Pubblicato: 21/04/2026 18:46

Da circa un mese la comunicazione iraniana ha cominciato a postare i suoi video con i Lego di Trump. Un modo di utilizzare prodotti di larga scala nel mondo occidentale, un vero brand dell’ovest, per fare capire il senso di questa guerra. In particolare l’uso dei mitici mattoncini Lego è un modo per intercettare l’opinione pubblica più giovane, su Instagram o Tik Tok. Il più hard è quello in cui Trump e Netanyahu sono insieme mentre sfogliano un album di foto di Epstein, con cui Bibi ricatta Donald, e il presidente Usa, sudato e impazzito, lancia un missile contro la scuola delle bambine iraniane.  In un video più recente la comunicazione, sempre più raffinata, degli iraniani si sposta sulle bugie dei Maga che sono invece idee degli israeliani per la loro guerra eterna. Si vedono dei rabbini, sempre Lego, che forniscono a Trump una serie di slogan, che invece di fare grande l’America impoveriscono i cittadini americani. In sostanza da MAGA a MIGA, Make Israel Great Again.

Questo modello di comunicazione ricorda i vecchi manifesti allegorici di stampo politico degli anni 30/40, sia occidentali che dei sovietici, una bellissima mostra di questi c’è per esempio al museo di Madrid Reyna Sofia. Oggi non c’è più bisogno di imbrattare muri ma invece di riempire i telefonini. L’America è sempre stata all’avanguardia nella pubblicità, ma oggi un popolo che falsamente riteniamo arretrato, l’Iran gli ha restituito pan per focaccia. A Teheran ci sono molti più studenti che a New York, una media età della popolazione sui 34 anni, tutti dotati, per quanto controllati, di tecnologia.  Questo fenomeno di rebound lo abbiamo visto precedentemente con l’industria di Bollywood che ha battuto per incassi quella dell’originale, costando soprattutto molto meno. 

Stanno ormai uscendo tutti gli altarini della famiglia Kushner, il genero di Trump, affari e metodi sporchi, che è molto amica e sodale di Netanyahu da tanti anni, se no non si capirebbe l’idea della Dubai a Gaza. Ma sta per scoppiare anche la bomba mediatica di Amanda Ungaro, ex moglie di Zampolli, altro super ambasciatore del presidente americano. Costei che accusa il marito di avergli tolto il figlio ed averla fatta deportare con l’aiuto della presidenza, dichiara dopo 20 anni di assidua frequentazione con i Trump, di rivelare i rapporti tra Donald,  Melania ed Epstein, vero centro dello scandalo, che assume i contorni dello spionaggio internazionale, con probabilmente dietro qualcuno. 

Ora ricapitoliamo, Bibi Netanyahu, ormai unico certo sodale di Trump è ebreo, lo sono pure i Kushner, lo era Epstein, organizzatore di relazioni proibite e quasi sicuramente di ricatti, da sempre considerato un agente dell’intelligence. Pure il socio immobiliarista e inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, è di origine ebraica bielo-russa. È altamente probabile che in questo mondo del caos di deriva trumpiana molti banchieri ebrei di New York, che da sempre controllano Wall Street, e che ovviamente conoscono il loro concittadino Trump, abbiano fatto grandi profitti speculando sulle improvvise, oltre che improvvide, scelte del Presidente, dai dazi alle bombe, basta essere preavvertiti e aver fatto qualche mossa sui cosiddetti Future, che sono di fatto scommesse al rialzo o al ribasso. Se queste cose le fa un normale agente di borsa si chiama Insider trading. Forse il vero crimine dell’attuale amministrazione. Quindi alla fine intorno all’evangelico Trump, a parte J. D. Vance, quello che vorrebbe da neoconvertito cattolico spiegare la teologia al Papa, ed al sempre più defilato Mark Rubio, ci sono quasi tutti ebrei nell’Inner Circle. Sa molto di verosimile se non di vero che questa influenza lo possa condizionare, se non ricattare? Potrebbe l’ingenuo Mossad farlo? C’era lui dietro Epstein per procurarsi dossier scottanti?

Questo spiegherebbe la poco logica guerra in Iran e il non favore a Zelensky in Ucraina. Ma oggi, contemporaneamente , da più parti, stanno cominciando ad uscire fatti riguardanti tutto ciò, pure nei mondi islamici. I quali non sono esenti da infiltrazioni di agenti di Israele. Si ha l’impressione che tutta questa faccenda sia frutto di uno scontro, già verificato, all’interno degli apparati di sicurezza israeliani, con due fazioni una contro l’altra. L’eventuale crollo, ineludibile prima di quanto crediamo,  di Netanyahu, sarà l’esito di questa guerra. Oggi siamo nel cosiddetto midterm, ma il tempo del redde rationem, più che della verità, quella che come ci ricorda Leone XIV ci rende liberi, si sta avvicinando.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure