
Esistono realtà capaci di attraversare le epoche trasformando la propria resistenza in un marchio di fabbrica, un’identità che si forgia nelle avversità per poi fiorire in momenti storici di rottura. Quando una tradizione radicata nel tempo incontra l’audacia dell’innovazione, il risultato è spesso un evento destinato a riscrivere le regole del gioco. In un contesto dove il merito agonistico si intreccia con il valore simbolico, emerge una figura che incarna perfettamente questo spirito di frontiera, portando con sé un’esperienza maturata lontano dai riflettori del grande pubblico ma carica di una determinazione che non ammette repliche. La sfida che attende questa nuova guida non è soltanto tecnica o tattica; si tratta di un corpo a corpo con il destino in un momento di estrema criticità, dove ogni decisione può sancire il successo o il fallimento di un’intera stagione. Mentre l’attenzione mediatica internazionale si concentra su questo esperimento umano e professionale, la domanda che resta sospesa nell’aria riguarda la capacità di una visione fresca e autorevole di scardinare vecchi pregiudizi, dimostrando che la leadership non è una questione di categorie predefinite, ma di empatia, competenza e risultati concreti ottenuti sul campo.
Marie-Louise Eta: la nuova frontiera dell’Union Berlin
L’Union Berlin era già una leggenda negli anni del Muro, quando era la fiera squadra anti-regime della vecchia Ddr. Nella Germania riunificata, i suoi tifosi ricostruirono lo stadio della Vecchia foresteria mattone su mattone. Oggi, la “signora di ferro” del calcio tedesco entra nuovamente nella storia come la prima squadra della Bundesliga ad aver ingaggiato un’allenatrice donna, Marie-Louise Eta. L’ex centrocampista racconta la sua vita da “mosca bianca” e la missione di salvare il club dalla retrocessione in sole quattro partite. “‘Mica ti farai fregare da una femmina!’ è una frase che mi risuona ancora nelle orecchie sin dall’infanzia”, confessa Eta, sottolineando però di avere la “pellaccia dura” e di saper rispondere a tono.
Nonostante il calcio sia uno sport dove le dimensioni di campo e pallone sono identiche per entrambi i sessi, Eta riconosce che “gli uomini sono più atletici: questo è un dato di fatto. Il gioco è più veloce”. Tuttavia, nel suo approccio metodologico non vede differenze di genere: “Io alleno delle persone. Ci sono tanti uomini sensibili a cui ho dovuto dare una pacca sulla spalla. Di cosa ha bisogno la persona che ho davanti per dare il meglio di sé?”. La sua ispirazione arriva dai grandi maestri del calcio spagnolo, come Pep Guardiola e Xavi, modelli di un gioco aggressivo e creativo che ha sempre sognato di emulare.
Riguardo al ruolo di “pompiera” assunto in extremis, Eta ritiene che essere una nuova voce offra ai giocatori la possibilità di farsi valere ex novo. Nonostante gli attacchi misogini sui social, che lei definisce una “piazza dove ci si aggredisce in forma anonima”, l’allenatrice resta concentrata sull’obiettivo. Molti studi suggeriscono che le donne ottengano ruoli di vertice spesso solo in contesti di crisi estrema, ma lei è categorica: “Posso solo dire di percepire fiducia nei miei confronti. Credono in me per mantenere la squadra in Bundesliga. Non sono una trovata pubblicitaria”. Alla fine, il suo messaggio per le nuove generazioni è quello che ha guidato la sua intera carriera: “Rimanere fedele a se stessi”.
I professionisti hanno deciso di trasferire al Gaslini la bimba sopravvissuta
“In queste ore cariche di apprensione – spiega l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Massino Nicolò – la Liguria si stringe attorno alla bambina e alla sua famiglia con affetto, rispetto e vicinanza. È il momento del silenzio, della speranza e della fiducia nei nostri sanitari, che lavorano in uno dei migliori ospedali pediatrici del mondo”.
Il trasferimento avverrà con il coinvolgimento dei professionisti dei due ospedali, al fine di assicurare la presa in carico della paziente nelle condizioni di maggiore sicurezza. Per l’operazione è previsto l’intervento di un velivolo dell’Aeronautica Militare, che raggiungerà Catanzaro per consentire il recupero della bambina e il successivo trasferimento a Genova. A bordo saranno presenti professionisti del Gaslini, in particolare un rianimatore e un’infermiera della Rianimazione Pediatrica, che parteciperanno alle operazioni di assistenza e accompagnamento clinico.


