
Esistono cronache che, pur nate tra i corridoi ovattati degli studi televisivi e i tavoli di ristoranti alla moda, finiscono per riversarsi con violenza nelle aule di giustizia, scoperchiando un sistema di relazioni pericolose tra informazione e strategia forense. Quando il confine tra l’indagine giornalistica e la costruzione di una narrazione mediata si fa sottile, emergono tensioni che minano la credibilità stessa dei fatti, trasformando un dramma irrisolto in un terreno di scontro fatto di esposti, registrazioni clandestine e veti incrociati. In questo panorama di ombre, la ricerca della verità sembra passare in secondo piano rispetto alla capacità di orientare l’opinione pubblica, alimentando circuiti di comunicazione in cui ogni parola è pesata non per la sua attinenza alla realtà, ma per la sua forza d’urto nel dibattito serale. La vicenda attuale ci restituisce una fotografia inquietante di come il potere della parola possa diventare uno strumento di pressione psicologica e professionale, portando alla luce dinamiche di un mondo che, dietro il paravento della deontologia, nasconde logiche di pura sopravvivenza editoriale. Mentre si attendono riscontri formali dalle procure competenti, resta il sapore amaro di un’inchiesta che, prima ancora di concludersi sui binari della legge, si è già consumata nel fango di una guerra tra addetti ai lavori, dove la reputazione è l’unica merce di scambio ancora ritenuta valida.

Esposti e registrazioni: il terremoto su Garlasco
Un nuovo giallo agita le acque già torbide del caso di Garlasco. La giornalista Chiara Ingrosso, inviata per il programma Far West di Salvo Sottile, ha presentato un esposto alla procura di Milano denunciando presunti condizionamenti mediatici. Al centro della vicenda c’è l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, accusato dalla giornalista di aver cercato di indirizzare le indagini e i servizi televisivi verso piste prive di riscontri, come quella dei vestiti nel canale, giudicata inconsistente persino dall’avvocata Bocellari. Ingrosso racconta: «FarWest aveva ascolti bassi, Salvo Sottile quindi instaura buoni rapporti con De Rensis e la linea editoriale inizia a cambiare».
Il culmine della tensione sarebbe stato raggiunto il 22 gennaio 2026, durante una cena al ristorante milanese “Acqua pazza”, dove Ingrosso ha registrato le conversazioni con il legale. «Registro perché avevo capito che c’era qualcosa di strano nel modo in cui lui cercava di indirizzare i nostri servizi», spiega la cronista, aggiungendo di averlo fatto per sentirsi «al sicuro da un punto di vista giornalistico». Secondo l’esposto, De Rensis avrebbe cercato di coinvolgere Marco Poggi in scenari complessi, ipotizzando addirittura una relazione con Andrea Sempio.
Tra veti editoriali e reazioni rabbiose
Durante quell’incontro, l’avvocato avrebbe ricevuto chiamate da volti noti come Panicucci, Sottile e Alessia Sodano, dando l’impressione di orientare i programmi. Si parla anche di un collegamento con Alessandro De Giuseppe de Le Iene e di tesi su Ermanno Cappa, descritto come «un massone del Mutuo Soccorso». La ricostruzione del delitto fornita dall’inviato avrebbe coinvolto, oltre ai Poggi, anche Michele Bertani, Rita Poggi e Stefania Cappa. Tuttavia, le testimoni chiave avrebbero smentito tutto, definendo i racconti contraddittori.
La vicenda si è conclusa con la mancata riconferma della Ingrosso a Far West, da lei attribuita a un veto de Le Iene. Salvo Sottile ha però smentito: «Ritengo che in questa vicenda sia lo strumento di altri. Non è stata censurata da nessuno». Furiosa la reazione di De Rensis a Ore 14 Sera: «Vi sembra normale che mi chiamasse ‘cucciolo’? Dopo questa storia la signora non farà più la giornalista». Successivamente, il legale ha parzialmente ritrattato con il Fatto, spiegando di aver reagito d’impulso per la ferita subita dalle registrazioni: «Non ho alcun intento vendicativo».


