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Spari a Roma, Eitan Bondì va ai domiciliari: “Mi vergogno”. E ammette tutto sulla Brigata Ebraica

Pubblicato: 01/05/2026 15:32

Eitan Bondì, ventunenne fermato nei giorni scorsi per gli spari avvenuti al termine del corteo del 25 aprile a Roma, lascerà il carcere per essere posto agli arresti domiciliari. La decisione è arrivata al termine dell’udienza di convalida davanti al gip, che ha anche ridefinito il quadro accusatorio. Il giovane era stato arrestato dopo aver esploso colpi di pistola ad aria compressa contro due persone legate all’Anpi, rimaste ferite nell’episodio avvenuto al parco Schuster. L’episodio aveva immediatamente acceso l’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica per la sua collocazione simbolica durante le celebrazioni della Liberazione.

Nel corso dell’udienza, il giudice ha deciso di derubricare l’ipotesi iniziale da duplice tentato omicidio a lesioni pluriaggravate con contestazione anche della premeditazione. Una scelta che ha modificato la misura cautelare applicata nei confronti del giovane. Bondì si trovava detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, dove si è svolto anche l’interrogatorio alla presenza dei suoi difensori. La nuova qualificazione del reato ha portato il giudice a ritenere adeguata una misura meno restrittiva rispetto alla detenzione in carcere.

Dichiarazioni davanti al giudice

Davanti al gip, Eitan Bondì ha reso dichiarazioni spontanee assumendosi la responsabilità dei fatti contestati. Il giovane ha parlato di un gesto definito da lui stesso come “deplorevole”, esprimendo vergogna per quanto accaduto e solidarietà verso le persone rimaste coinvolte. Ha inoltre negato qualsiasi matrice politica o ideologica dietro l’episodio, affermando di non appartenere a gruppi organizzati. In particolare ha escluso ogni legame con la Brigata Ebraica, circostanza che era emersa nelle prime fasi delle indagini e poi smentita dagli sviluppi successivi.

Secondo quanto riferito dai legali, Bondì avrebbe ribadito di non avere intenzioni premeditate di natura politica, cercando di ricondurre il gesto a una dinamica personale non strutturata. Le sue dichiarazioni sono state raccolte all’interno del colloquio avvenuto nel penitenziario romano, alla presenza degli avvocati difensori. La posizione del ventunenne resta comunque al centro dell’inchiesta, che dovrà chiarire nel dettaglio la dinamica e le motivazioni dell’azione contestata.

Le indagini e la ricostruzione dei fatti

L’episodio risale al termine del corteo per il 25 aprile nei pressi del parco Schuster, dove due attivisti dell’Anpi, una donna e il suo compagno, sono stati colpiti da proiettili esplosi da un’arma ad aria compressa. L’azione aveva immediatamente suscitato reazioni di condanna, anche per il contesto in cui si è verificata, durante una giornata simbolica per la memoria della Liberazione. Il giovane era stato identificato e arrestato nei giorni successivi, con l’intervento delle forze dell’ordine.

Nel corso delle perquisizioni successive al fermo, gli investigatori hanno rinvenuto nell’abitazione del ragazzo diverse armi e materiali, tra cui pistole, proiettili, coltelli e vessilli riconducibili a Israele. Elementi che hanno inizialmente contribuito a rafforzare l’ipotesi di una possibile matrice ideologica, poi ridimensionata dalle dichiarazioni dell’indagato. L’inchiesta prosegue per chiarire con precisione la dinamica dei fatti e stabilire il contesto reale in cui è maturato l’episodio, ora inquadrato come lesioni pluriaggravate con contestazione di premeditazione.

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