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“Ha distrutto la spiaggia”. Jova Beach Party, la notizia è appena arrivata: la decisione

Pubblicato: 04/05/2026 16:01

La Procura di Trani ha aperto un’indagine sul concerto del Jova Beach Party 2022, tenutosi il 21 luglio 2022 sul lungomare di Ponente a Barletta. Al centro dell’inchiesta ci sono presunti interventi sull’arenile che avrebbero modificato una vasta area sottoposta a vincolo paesaggistico.

Secondo gli inquirenti, per allestire il concerto – che aveva richiamato circa 30mila spettatori – sarebbero stati alterati circa 16mila metri quadrati di spiaggia. Un intervento ritenuto potenzialmente dannoso per l’equilibrio ambientale della zona costiera.

Le ipotesi di reato formulate riguardano inquinamento ambientale colposo, abuso edilizio in area protetta e falso ideologico. Tre le persone indagate, con ruoli diversi nella gestione e realizzazione dell’evento.

Nel mirino degli investigatori ci sono i lavori eseguiti per installare palco e strutture sulla sabbia. Secondo la ricostruzione accusatoria, tali interventi avrebbero inciso sull’assetto naturale della costa, compromettendo un habitat particolarmente delicato.

In particolare, sarebbero state danneggiate le dune costiere, rimossa la vegetazione spontanea e alterato un ecosistema fragile anche per la presenza di specie protette. L’area interessata si trova inoltre nei pressi della foce del fiume Ofanto, zona già monitorata sotto il profilo ambientale.

Gli approfondimenti tecnici parlano di una movimentazione significativa: circa 7.700 metri cubi di sabbia sarebbero stati spostati, con interventi che avrebbero interessato uno strato profondo fino a mezzo metro, modificando in modo sostanziale la morfologia dell’arenile.

Tra gli indagati figura il dirigente comunale Francesco Lomoro, accusato di aver autorizzato i lavori senza un adeguato permesso edilizio, ritenendo le strutture temporanee e quindi non soggette a vincoli stringenti.

Coinvolti anche Michele Cianci, per il ruolo operativo della società multiservizi BarSa nella preparazione dell’area, e il progettista Mario Luigi Dicandia, per il quale si ipotizza anche il reato di falso ideologico in atti pubblici.

L’indagine è partita da una serie di esposti, tra cui quello di Legambiente, che avevano segnalato criticità ambientali già prima dell’evento. Nei giorni scorsi gli indagati hanno ricevuto l’invito a comparire per gli interrogatori, mentre le difese respingono ogni accusa e sostengono la correttezza delle procedure adottate.

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