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Avvelenate con la ricina, la scoperta sconvolgente: “Era già successo”, tutti i particolari inquietanti

Pubblicato: 06/05/2026 15:24

Ci sono connessioni invisibili che si snodano attraverso le pieghe del web più profondo, legami sottili tra vicende apparentemente distanti che finiscono per convergere in un unico, inquietante punto di contatto. Quando la tecnologia più avanzata incontra le pulsioni più arcaiche dell’animo umano, la cronaca smette di essere una sequenza di fatti isolati e diventa una mappa di pericoli silenziosi. Esistono strumenti di offesa che non necessitano di esplosioni o fragore per colpire, ma che richiedono una meticolosa preparazione nell’ombra. Spesso, dietro la facciata di contesti ideologici o di vita quotidiana, si nascondono laboratori improvvisati e piani meticolosi volti a regolare conti privati utilizzando armi non convenzionali, la cui origine rimane un enigma per gli investigatori chiamati a ricostruire dinamiche di morte estremamente sofisticate.

Il laboratorio della tossina e il piano dei cocktail

La genesi di questa torbida vicenda risale alle inchieste coordinate dal procuratore aggiunto di AstiVincenzo Paone, e dal pubblico ministero Manuela Pedrotta del pool antiterrorismo di Torino. Al centro delle indagini, un gruppo di quattro individui vicini ad ambienti radicali che avevano trasformato un garage a Bra (Cuneo) in un vero e proprio laboratorio chimico clandestino. All’interno di un frigorifero, la polizia rinvenne un barattolo di ricina, potente tossina vegetale che il gruppo intendeva utilizzare per eliminare un giovane, reo di aver iniziato una relazione con la ex fidanzata di uno degli indagati. I capi d’accusa, formulati nell’aprile 2019, delineano un quadro gravissimo: “tentato omicidio aggravato e continuato, produzione e detenzione di aggressivo chimico e tentata fabbricazione di arma da fuoco clandestina”. I quattro non si limitavano alla produzione per uso personale, ma avevano intenzione di vendere il veleno sul deep web, sfruttando manuali militari per estrarre la tossina dai semi giunti dalla Cina.

L’episodio più agghiacciante risale a una festa dei Fascisti del Terzo Millennio, dove il gruppo tentò di avvelenare il bersaglio prescelto versando la sostanza in un cocktail durante un brindisi collettivo. Nonostante i “fortissimi dolori di stomaco con attacchi di vomito” avvertiti nei giorni successivi, la vittima riuscì miracolosamente a sopravvivere. Questo fallimento portò alla progettazione di un secondo piano che prevedeva addirittura il coinvolgimento di un bambino di 11 anni, sventato solo dal tempestivo intervento delle autorità. Il caso presenta oggi analogie inquietanti con gli omicidi di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita sono decedute proprio per avvelenamento da ricina. Gli inquirenti di Larino stanno ora cercando di capire se esista un collegamento logistico tra i due casi, poiché nel filone piemontese fu accertato che i semi venivano acquistati nel darkweb “a pacchi, anche per farne un commercio”, seguendo istruzioni reperite su un manuale dell’esercito Usa per sintetizzare il veleno.

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Ultimo Aggiornamento: 06/05/2026 15:25

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