
Il caso del delitto di Chiara Poggi entra in una nuova fase di durissimo scontro giudiziario e mediatico. Dopo il deposito degli atti della Procura di Pavia sull’inchiesta a carico di Andrea Sempio, emergono due letture completamente opposte delle nuove consulenze tecniche.
Da una parte c’è Gian Luigi Tizzoni, legale storico della famiglia Poggi, che boccia senza esitazioni il nuovo impianto investigativo. Dall’altra la difesa di Alberto Stasi, che parla invece di una demolizione totale della sentenza definitiva.
Secondo Tizzoni, le consulenze depositate non conterrebbero elementi in grado di mettere in discussione la condanna di Stasi: «Non vedo spazio per una revisione», afferma il legale, citando in particolare la consulenza medico-legale della dottoressa Cristina Cattaneo, quella informatica di Giovanni Dal Checco e gli approfondimenti del Ris sulle tracce ematiche.
Uno dei punti più contestati resta la cosiddetta impronta 33, valorizzata dagli inquirenti come possibile traccia attribuibile a Sempio. Tizzoni sostiene che l’impronta presenti criticità tecniche tali da renderne dubbia qualsiasi attribuzione certa.
“Avevo chiesto che fosse analizzata in incidente probatorio da un perito terzo”, spiega il legale, sottolineando che anche diversi dattiloscopisti avrebbero espresso dubbi sul numero insufficiente di minuzie presenti.
Nel mirino di Tizzoni finiscono anche alcuni elementi storici della sentenza di condanna di Stasi che, a suo dire, sarebbero stati “bypassati” nella nuova inchiesta.
Tra questi la famosa “camminata” dell’allora fidanzato di Chiara nella villetta e soprattutto la bicicletta nera ritenuta per anni compatibile con quella vista vicino alla casa della vittima il giorno dell’omicidio.
“Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace senza spiegarlo”, afferma il legale della famiglia Poggi.
Tizzoni replica inoltre alle contestazioni della Procura sulla presunta ostilità dei familiari di Chiara rispetto alla nuova indagine su Sempio. “La collaborazione è sempre stata massima”, sostiene, ribadendo che i Poggi avrebbero sempre messo a disposizione abitazione e documenti richiesti dagli investigatori.
Di segno completamente opposto la posizione della difesa di Alberto Stasi. Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis parlano di un lavoro investigativo che avrebbe “letteralmente disintegrato” la sentenza definitiva.
Secondo i legali, la Procura di Pavia avrebbe raccolto una lunga serie di nuovi elementi capaci di dimostrare “l’assoluta innocenza” di Stasi e di aprire la strada a una richiesta di revisione del processo.
La difesa dell’ex studente bocconiano annuncia ora di lavorare per accelerare i tempi della revisione, mentre il nuovo fascicolo su Andrea Sempio continua a ridisegnare uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana.


