Vai al contenuto

Garlasco, ora la bomba: “Mi sono inventato tutto”, il supertestimone crolla

Pubblicato: 12/05/2026 11:34

Ci sono storie che non finiscono mai di generare zone d’ombra, nutrendosi di quel sottile confine tra realtà e suggestione che solo il tempo sa rendere impenetrabile. In certi casi di cronaca, il peso del non detto e la ricerca spasmodica di una verità alternativa finiscono per costruire un labirinto di specchi, dove ogni riflesso sembra una prova e ogni sussurro diventa una pista. È il fascino perverso dell’enigma irrisolto, capace di attirare su di sé narrazioni parallele fatte di segreti inconfessabili e scenari che sembrano usciti da un romanzo gotico moderno. Eppure, proprio quando la nebbia del mistero appare più fitta, il lavoro certosino di chi cerca riscontri oggettivi riporta la narrazione su binari differenti, costringendo a fare i conti con la fragilità di certe testimonianze e la consistenza, talvolta evanescente, delle ipotesi più clamorose. Resta il ritratto di una comunità e di un’opinione pubblica che, per anni, hanno preferito l’inquietudine di un complotto alla semplicità, forse troppo nuda, della realtà processuale.

Il crollo delle piste alternative: tra mitomania e falsi miti

Per anni attorno all’omicidio di Chiara Poggi si sono rincorse teorie inquietanti: satanismosuicidi sospetti, festini segreti, presunti abusi al Santuario della Bozzola. Ipotesi che hanno alimentato dubbi e misteri sul caso di Garlasco, ma che oggi, una dopo l’altra, vengono considerate prive di riscontri investigativi. A far crollare definitivamente una delle direttrici più discusse è stato lo stesso uomo che l’aveva lanciata. Marco De Montis Muschitta, ascoltato nuovamente dai carabinieri nell’aprile 2025 dopo la riapertura delle indagini, ha ammesso di avere inventato tutto. Nel 2007 aveva raccontato di aver visto una delle gemelle Cappa in bicicletta, agitata e con un grosso oggetto poco dopo l’omicidio. Una testimonianza dettagliata, poi ritirata quasi subito.

Davanti agli investigatori della Omicidi e agli specialisti del Racis, il 49enne ha spiegato il motivo di quel racconto falso: voleva impressionare colleghi e conoscenti durante le discussioni sul delitto di Garlasco. «Volevo far credere di sapere cose importanti», avrebbe messo a verbale, confessando di essersi costruito quella scena dal nulla. La sua versione, già ritenuta poco credibile dai giudici negli anni passati, aveva però continuato ad alimentare sospetti e ricostruzioni parallele. Durante il nuovo interrogatorio Muschitta è scoppiato in lacrime, tornando anche sulle presunte pressioni ricevute all’epoca da un carabiniere affinché ritrattasse. Elementi che però non hanno portato ad alcuna svolta concreta. Per gli inquirenti quella storia resta senza fondamento. Anche un’altra pista molto discussa si è arenata nel nulla: quella nata dalle dichiarazioni di Gianni Bruscagin, che in tv aveva parlato della presenza di una delle cugine Cappa vicino a un canale di Tromello con un grosso borsone.

Le ricerche effettuate dai carabinieri e dai vigili del fuoco nel maggio 2025 hanno portato al recupero di alcuni attrezzi potenzialmente compatibili con l’arma del delitto. Tuttavia non sono emersi elementi decisivi. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo non ha escluso del tutto una possibile compatibilità tra alcune lesioni sul corpo della vittima e uno degli oggetti trovati, ma gli accertamenti successivi non hanno consentito di andare oltre le ipotesi. Tra le verifiche più delicate ci sono state anche quelle sui suicidi avvenuti negli anni in Lomellina, compreso quello di Michele Bertani, amico storico di Andrea Sempio. I carabinieri hanno sequestrato telefoni, documenti e appunti personali, ascoltando anche i familiari. L’indagine, però, non avrebbe evidenziato alcun collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi, ma soltanto vicende personali segnate dalla tossicodipendenza e dalla sofferenza.

Stesso esito per le voci su presunti festini o ambienti oscuri legati al Santuario della Bozzola. Un memoriale aveva chiamato in causa Flavius Savu, già condannato in via definitiva per estorsione nei confronti dell’ex rettore del santuario. Nonostante l’attenzione degli investigatori e l’analisi dei fascicoli acquisiti dalla Procura di Pavia, anche questa pista è stata considerata priva di riscontri. Negli anni in procura sono arrivate decine di segnalazioni, testimonianze e dossier definiti “inediti” o “sconvolgenti”, spesso rilanciati online da blogger e appassionati del caso. Ogni elemento è stato verificato, ma nessuno avrebbe aperto scenari investigativi concreti. Sul delitto di Garlasco, intanto, continuano a cadere tutte le ricostruzioni alternative che per anni hanno alimentato misteri e sospetti paralleli.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure